Editrice Nord

Capitolo d'esempio

Autore: Christopher Rowley
Titolo: Vang: la forma militare

PARTE PRIMA 
LA CAPSULA 


La solitudine era infinita come l'universo stesso. La piccola capsula di salvataggio, poco più d'un guscio protettivo pieno d'aria, fluttuava alla deriva nelle profondità di una cintura d'asteroidi debolmente illuminata da un'insignificante stella gialla. 
Per quel che la Forma Militare poteva prevedere, la capsula avrebbe continuato a orbitare laggiù finché quel sistema solare si fosse consumato, il che significava un bel po' di tempo, qualunque sia la teoria sul destino a lungo termine del cosmo alla quale si voglia dare più credito. 
Per sua sfortuna, però, la Forma Militare era fatta per sopravvivere. Non era in grado di contemplare l'ipotesi del suicidio, e dunque sarebbe rimasta in vita - se galleggiare in una capsula poteva chiamarsi vita - finché l'universo avrebbe continuato a esistere. 
Questo faceva scendere l'umore della Forma Militare al livello della disperazione, quando rifletteva su certe possibilità cosmologiche. Se l'universo consisteva soltanto di una "massa residua" lasciata indietro dalle contrazioni gravitazionali subito dopo il Big Bang iniziale, allora quella del cosmo era una struttura aperta, quindi senza fine. Le stelle si sarebbero prima o poi dissolte, le galassie spente, e nel nulla eterno lei avrebbe continuato ad andare alla deriva, troppo lontano da qualunque altra cosa perché la distanza avesse ancora un significato. 
Per due volte, nel mezzo miliardo di anni dacché la capsula orbitava in quel sistema, essa era passata a meno di cinque milioni di chilometri da un minuscolo asteroide. Senza nessuna potenza motrice oltre ai muscoli, e senza una tuta spaziale, la Forma Militare non aveva osato uscire dalla capsula per balzare in quella direzione. Poteva resistere senza respirare anche a lungo, ma non se avesse adottato una struttura fisica capace di lavorare nel vuoto. 
Ciò che rendeva la sua situazione ancor più dolorosa era che quella stella aveva un pianeta pieno di vita, un piccolo disco luminoso che osservato al telescopio rivelava l'azzurro degli oceani. Un mondo su cui c'erano sicuramente degli ospiti. 
Ospiti! Bastava quel pensiero per far fremere di bramosia la Forma Militare. Ma quel mondo azzurro poteva stare tranquillo, perché lei non aveva possibilità di far altro che osservarlo avidamente e inutilmente da lontano. 
Com'era ovvio, la Forma Superiore - a cui la Forma Militare faceva la guardia dentro la capsula - era andata in animazione sospesa da molto, molto tempo, ancora prima che fossero attratti e catturati dal campo gravitazionale di quel sistema. 
Di questo, la Forma Militare era grata al destino. Avere la Forma Superiore lì con lei, sveglia all'interno della loro prigione, sarebbe stato quantomai sgradevole. Durante le loro moltissime campagne belliche, così spesso gloriose e vittoriose, la Forma Militare aveva finito per sviluppare una certa avversione per le lamentele della Forma Superiore. 
Così, in solitudine, la Forma Militare continuava a ubbidire alle sue compulsioni genetiche, scrutando lo spazio circostante alla ricerca di un asteroide che passasse abbastanza vicino. Ogni tanto rigenerava le superfici ottiche del suo arto telescopico, per avere un input più nitido. A parte questo non faceva altro che respirare, all'incirca una volta al minuto. 
Il suo dovere era di restare aggrappata alla vita, non importava quanto amara fosse. Per quel che ne sapeva, lei avrebbe potuto essere l'ultima della sua razza, l'unica superstite degli Dèi del Sistema Nervoso. 


Nel distretto della colonia di Saskatch, situato nella zona temperata dell'emisfero settentrionale, la primavera stava finendo. Il tempo mite aveva aperto dei varchi fra le nuvole, e il sole brillava sulla Valle del Fiume Elisabeth. 
Nelle profondità dei boschi del Parco Planetario Black Ruks, il rombo di un grosso motore faceva vibrare l'aria, fresca e umida: lungo una scarpata poco a meridione del Monte Servus, un ragno meccanico stava sbuffando e stentando sulle sue lunghe zampe, bloccato a mezza strada sul pendio, la cui inclinazione in quel punto superava i sessanta gradi. 
Nella cabina del ragno Carney Waxx, un contrabbandiere di droga quarantenne, imprecò fra i denti e batté un pugno sul volante, supplicando il veicolo di continuare a inerpicarsi almeno fin fra i robusti tronchi delle torcifere che crescevano oltre la sommità della scarpata. 
Sullo schermo principale del computer, la traccia del "percorso radar previsto" continuava ad avvicinarsi. 
- Avanti, ragazzo, fallo per me! Coraggio, bello, un ultimo sforzo, prima che la legge ci arrivi addosso. Se quei figli di puttana ci sorprendono qui con le brache calate, ce la passeremo grigia! 
Il ragno meccanico rombò e le zampe si affondarono nel terreno franoso, facendo rotolare via una cascata di sassi e alzando un polverone. 
- Forza, forza! - gridò Carney. - Quel maledetto elico sta per sbucare da dietro le colline. Se ci vedono qui, ragazzo, quei bastardi ti sequestrano! Ti cancellano tutti quanti i file, e ti sbattono a lavorare in una miniera! 
Il ragno meccanico reagì come sotto un colpo di frusta. Il motore a dodici cilindri da ottocento cavalli, funzionante a idrogeno, tossì una nuvola di fumo bollente. I piedi d'acciaio fecero presa e il veicolo vacillò avanti per qualche metro, stroncando un paio di alberelli che spuntavano dalla scarpata, finché raggiunse il terreno pianeggiante. 
Carney si lasciò sfuggire un grido di sollievo. Ormai al sicuro sotto le spesse fronde delle torcifere, spense il motore e si appoggiò all'indietro sulla poltroncina. 
Lontano, a oriente, l'elico della Polizia Antidroga sbucò nel cielo delle colline. Girò a sud e proseguì sopra le alture sondando il terreno alla ricerca di tracce di calore. 
Il velivolo attraversò diagonalmente il percorso che Carney aveva seguito poco prima. Gli parve di vederlo rallentare, come se avesse annusato qualcosa, e per la tensione gli si mozzò il respiro. 
Lentamente, molto lentamente, l'elico proseguì verso l'altipiano. 
Con gli occhi sullo schermo Carney stava imprecando, ma sottovoce, perché da quelle parti uno non poteva mai dire. Su quegli elico c'erano dei microfoni così ultrasensibili che potevano sentire la scoreggia di una mosca a un chilometro di distanza. 
Quando il velivolo fu finalmente scomparso dietro la montagna Carney si permise un borbottio soddisfatto, e si passò una mano sulla faccia. 
Quel viaggio era stato un vero incubo! Ma le quaranta once standard di Acido Tropico 45 che lui aveva nascosto a bordo del ragno valevano tutta quella fatica, se la fortuna non lo abbandonava proprio all'ultimo momento. 
Il guaio era che adesso, dopo tremilacinquecento chilometri di giungla, i trecentocinquanta che ancora gli restavano erano i peggiori. La regione intorno alla colonia era veramente pericolosa, da qualche anno a quella parte. 
Per il momento, avrebbe dovuto fermarsi a caricare la prossima boatta di carburante, un paio di chilometri più avanti, nascosta in una forra sulle pendici di Monte Servus. Il serbatoio del ragno era quasi vuoto, e lui non era del tutto sicuro che ce l'avrebbe fatta ad arrivare là prima di rimanere a secco. Inoltre quel genere di veicoli aveva un software delicato, e restare senza carburante proprio durante la marcia dava una rude scossa all'interfaccia. Il carburante, idrogeno stabilizzato sotto forma di polvere da un catalizzatore, era tuttavia molto ecologico, e non lasciava praticamente nessuna traccia d'inquinamento riscontrabile dalla Polizia Antidroga. 
Carney si passò una mano tremante fra i capelli biondi e radi, che ogni anno diventavano più radi. Lui cercava di non guardarsi troppo allo specchio, cercava di non pensare troppo agli effetti che il suo stile di vita aveva sulla sua Vita Medica Estesa. Sapeva di avere un aspetto alquanto più vecchio della sua età. Aveva i nervi a pezzi, questo era certo. Era tempo che cominciasse a cercarsi un lavoro d'altro genere. 
Ma quale altro lavoro gli avrebbe consentito di trascorrere l'intero inverno sotto l'effetto dell'AT45? Quella era la cosa più importante. "Starsene seduti nella Casa d'Oro, immersi nella luce azzurra, e ascoltare la dolce voce della principessa di fiaba..." 
Era per questo che lui aveva rinunciato a una carriera promettente, giù all'Ispettorato del Legname. Non se l'era sentita di buttare via la vita seduto in una cabina di vetro, alla periferia di Beliveau City. 
E da quando la PA aveva proibito ogni genere di traffico aereo, i ragni meccanici erano rimasti l'unico mezzo possibile per andare a rifornirsi. Mentre l'intera Egemonia Umana strillava per avere sempre più AT45. Soltanto un idiota col cervello bacato non avrebbe voluto il paradiso dalla mattina alla sera. 
Il prezzo aveva superato ogni limite immaginabile. Un'oncia di AT45 fruttava ormai una cifra con sette zeri. E il contrabbando, allo spazioporto della colonia, era diventato un affare con la A maiuscola. 
Se uno voleva restare in paradiso su basi più o meno continuative, avrebbe dovuto spendere una fortuna. Oppure poteva procurarsi un ragno meccanico e attraversare l'intero continente, per andare a trattare direttamente con gli individui piuttosto pericolosi che vivevano allo stato selvatico nella foresta pluviale, ai tropici. C'erano molte tribù di strani nomadi laggiù, che vivevano sotto quella pioggia senza fine e mungevano le piante chiamate megafunghi. Le tribù erano sempre a corto di munizioni e di medicinali, e andavano in giro raccogliendo tutta la resina che potevano. 
Dalla resina nera delle colossali vesce che allignavano in quei boschi umidi e freddi proveniva l'Acido Tropico 45, il migliore allucinogeno che l'umanità avesse mai scoperto. Nell'universo delle droghe sviluppate dall'uomo nel corso dei millenni, l'AT45 era l'ultima grande novità, e attirava interessi finanziari di tutti i generi. 
Le società umane più civili e meglio organizzate, tuttavia, non potevano tollerare l'uso e l'abuso dell'AT45. L'apatia, i disordini mentali, e soprattutto la folle violenza di chi assumeva la droga da troppo tempo, erano un problema serio per ogni governo. Le azioni della polizia contro gli spacciatori di AT45 erano all'ordine del giorno dovunque. Ma far rispettare la legge non era facile. La domanda sempre più elevata aveva fatto crescere il mercato. 
Ad ogni modo, le pressioni che venivano esercitate dall'esterno sulla colonia erano diventate tanto pesanti che i saskatchiani avevano dovuto prendere provvedimenti, cosicché c'era una continua richiesta di video di buona fattura, i cui protagonisti fossero elico della PA che individuavano e facevano saltare per aria i ragni meccanici sospetti. 
Fra la PA, l'imprevedibilità dei nomadi che mungevano le piante, e la perenne minaccia dei granchi giganti di terra e dei bulmunk, andare e venire dai tropici a bordo di un ragno meccanico per procurarsi una partita di AT45 era un'impresa che avrebbe logorato i nervi di chiunque. 
Carney si chiedeva per quanto ancora avrebbe potuto continuare. Ormai faceva il contrabbandiere da quarant'anni, e aveva fatto molti viaggi tutti andati a buon fine. Pur restando fuori dal gioco grosso di gente come il capitano Strider, poteva dire di aver fatto affari migliori della media. Il semplice calcolo delle probabilità che qualcosa andasse storto cominciava a essere contro di lui. 
Ma se anche stavolta ce l'avesse fatta, avrebbe ceduto trentacinque once standard ai Fratelli Fixer, che avevano finanziato il viaggio, e tenuto cinque once per sé. Questo significava che avrebbe potuto venderne una, e godersi tre anni di beatitudine ininterrotta. 
Un paio di minuti dopo che l'elico se n'era andato, Carney allacciò la cintura di sicurezza e fece rialzare il ragno, la cui cabina sbucava al di sopra delle torcifere basse e scure. A oriente il cielo si stava oscurando pesantemente. Dalle montagne lontane proveniva un denso sistema nuvoloso. Che fosse quella la tempesta di cui ci si aspettava l'arrivo dal Ghiacciaio Thompson? Una bufera di neve avrebbe tenuto fuori dai piedi gli elico della PA, per un po' di tempo. 
Carney rimise in marcia il ragno, lasciando che il computer lo guidasse attraverso la boscaglia, attorno ai macigni e poi giù per il ripido versante di un grosso canyon. 


Non lontano dal veicolo di Carney, sul fianco di Monte Servus, Rieben Arntage grugnì fra sé nell'udire in distanza l'inconfondibile rumore di un motore a idrogeno che si avvicinava, nel tranquillo silenzio del pomeriggio. 
Si girò, innervosito. La piccola Bruda Dara lo guardava con occhi pieni di sgomento. - Un ragno meccanico? - gli chiese. 
Lui annuì. 
- Che gli venga un accidente! Cosa pensi che stia facendo, qui? 
- Tu cosa credi? Dev'essere un contrabbandiere di AT45. Sai bene che passano spesso dal Black Ruks, dopo aver attraversato l'Altipiano Thompson. 
- Dal rumore, si direbbe che stia venendo da questa parte. - Bruda Dara era sul punto di piangere. 
- Già. E pensare che ci abbiamo messo ore a sistemare ogni cosa. È tutto pronto. Ci mancava soltanto questa, proprio adesso che loro stanno per venire a brucare... 
Il veicolo a idrogeno rombava e sbuffava, sempre più vicino. Ora si stava inerpicando per una salita, da qualche parte. 
Imprecando ad alta voce in cinese Wan Xo, due uomini uscirono da sotto la grande fotografia mimetica della postazione. 
- Se ne sono andati! Hanno sentito il motore, e il maschio ha abbassato la cresta. La femmina si è spaventata, e sono scappati via. 
Sebastian Liesse, alto e pallido, con lisci capelli biondi, agitò furiosamente un pugno in direzione del rumore. Yen Cho, un cino-caucasico basso e robusto, si limitò a scuotere cupamente il capo. 
Bruda Dara aveva le lacrime agli occhi. - Potevano essere le migliori immagini mai viste dei notturni grigi, e tutto è andato in fumo. Siamo a cento chilometri dalla strada più vicina. Qui non c'era niente che potesse disturbarci, neppure un'anima, e non siamo riusciti ad avere i cinque minuti di silenzio che ci servivano per girare un solo maledetto video dei più rari molluschi volanti della galassia. 
Il rumore del motore salì bruscamente di tono. Quel dannato ragno stava venendo proprio verso di loro, sul versante di Monte Servus. 
Sebastian andò ad aprire il suo zaino e ne tolse una pistola automatica. - Non si sa mai - disse, infilandosi l'arma nella cintura dei pantaloni mimetici.