Editrice Nord

Capitolo d'esempio

Autore: Katharine Kerr
Titolo: Il grifone rosso

Primo libro della saga di Deverry "L'immagine del Drago"


PROLOGO

Inverno, in una terra molto lontana

Alcuni dicono che tutti i mondi di questo molteplice e splendido universo sono annidati uno all'interno dell'altro come gli strati di una cipolla, ma io vi dico che essi sono intrecciati uno con l'altro e uno intorno all'altro e che nessuno, uomo o donna, è in grado di tracciare una mappa di tutte le strade che essi creano nell'intersecarsi.

Dal Libro Segreto di Cadwallon il Druido



Domnall Breich conosceva le colline circostanti Loch Ness abbastanza bene da essere consapevole di essersi perduto. L'incidente di caccia che era costato la vita al suo cavallo e che lo aveva separato dagli altri si era verificato circa tre chilometri più a sud, o almeno questo era il calcolo approssimativo che lui era in grado di fare della direzione e della distanza, per cui ormai avrebbe dovuto aver già raggiunto la strada di terra battuta che portava al villaggio e alla salvezza. Arrestandosi, lasciò vagare lo sguardo sulle nebbie sempre più fitte che avvolgevano la valle ammantata di neve e punteggiata qua e là di pini isolati; nell'incombente crepuscolo di una delle giornate più brevi dell'inverno, quella nebbia avviluppava il Ben Nevis, il solo punto di riferimento che avrebbe potuto permettergli di orientarsi, e il cielo sempre più bianco prometteva neve imminente.
- Madre Maria, perdona i miei peccati - mormorò. - Questa notte vedrò tuo Figlio in tutta la sua gloria.
Tutti sostenevano che quella per congelamento non era una morte sgradevole perché si aveva l'impressione di addormentarsi nella neve e ci si svegliava con un senso di calore, avendo davanti la luce della candela che sarebbe servita da guida fino alle porte del Paradiso o dell'Inferno, quindi Domnall non provava paura, soltanto sorpresa per il fatto che un uomo come lui avrebbe finito per morire non in battaglia o in una faida familiare bensì perso nella neve come una pecora zoppa... ma del resto i preti affermavano sempre che nessun uomo poteva prevedere la sorte che Dio gli aveva destinato.
Davanti a lui, vivido sullo sfondo grigiastro delle nubi, l'orizzonte occidentale ardeva della tinta rossa intensa del tramonto: voltandosi da quella parte, Domnall si guardò lentamente intorno e lontano sulla destra, al limitare del campo visivo, scorse un alto albero su cui concentrò la propria attenzione in quanto la sua sola speranza di salvezza consisteva ormai nel riuscire a procedere dritto verso nord, nella direzione del lago che si stendeva da sudovest a nordest. Se ce l'avesse fatta ad arrivare fino al lago avrebbe poi potuto seguirne la costa e dirigersi verso la tenuta del vecchio Malcom che, se Gesù lo avesse favorito, avrebbe forse fatto in tempo a raggiungere prima di congelare. 
Giunto alla conclusione che valeva la pena di tentare e che se proprio era condannato almeno così sarebbe morto in piedi, si avvolse meglio nel plaid e nel mantello, e s'incamminò verso nord.
Nell'avvicinarsi all'albero notò per prima cosa che era diritto e molto alto; poi, a mano a mano che il bagliore del crepuscolo cedeva il posto all'oscurità, si rese conto anche del fatto che l'imponente pianta era in fiamme. Quello sì che era un colpo di fortuna! Se fosse riuscito a mantenere acceso il fuoco nonostante la neve imminente esso gli avrebbe permesso di sopravvivere per tutta la notte. Una volta che fu ancora più vicino, però, scoprì anche una terza cosa, che gli ghiacciò il sangue nelle vene e quasi gli tolse il respiro per il timore di essere già morto: metà dell'albero era avvolta dalle fiamme, ma l'altra metà era quanto mai lussureggiante, con il fogliame di un verde intenso.
- Che Gesù e i santi mi salvino. Possa Dio guidare la mia anima.
- Sprechi il fiato a invocare l'uomo della Galilea - avvertì una voce. - Lui non ci fa nessun favore, quindi noi non ne facciamo a lui.
Nel girarsi di scatto Domnall vide fermo poco lontano un giovane che alla luce dell'albero in fiamme appariva biondo e pallido di carnagione, con le labbra rosse come ciliegie troppo mature e gli occhi del colore del mare estivo; lo sconosciuto era avvolto in un mantello di spessa lana azzurra, dotato di cappuccio.
- Appartieni dunque alle Schiere dei Seelie? - gli domandò.
- Gli uomini della tua terra riterrebbero di sì. Questo è un punto in cui sta venendo intessuta una grande magia, e ciò che mi secca è che non ne sono io l'autore. Cosa ci fai qui?
- Mi sono perso. Non ho intenzione di farti del male né di derubare te o la tua gente. 
- Belle parole, e grazie a esse puoi vivere... cosa che non farai di certo se resterai esposto a questo clima ancora per un po'. Mi serve un messaggero per un piano che sto elaborando, che è complesso e ha molti fili. Dimmi, vuoi vivere oppure vuoi morire nella neve?
- Vivere, naturalmente, a Dio piacendo.
- Splendido! Allora dimmi il tuo nome e la cosa che più desideri.
Domnall rifletté per un momento perché era noto che i Seelie erano degli ingannatori e alcuni preti sostenevano che non fossero migliori dei demoni, e di certo sconsigliavano dal dire loro il proprio nome. 
Poi qualcosa di freddo e di umido gli sfiorò il volto e nel sollevare lo sguardo vide i primi fiocchi di neve stagliarsi sullo sfondo luminoso dell'albero in fiamme.
- Mi chiamo Domnall Breich e la cosa che più desidero è una morte onorevole in battaglia, al servizio del mio signore.
Lo spirito levò gli occhi al cielo con fare esasperato.
- Oh, suvvia, di certo puoi escogitare un dono migliore di questo! Qualcosa che ti faccia piacere e ti dia gioia.
- In tal caso, io amo con tutto il mio cuore Lady Jehan, ma non c'è speranza che una donna come lei si accorga di me.
- Questo è un desiderio migliore - approvò lo spirito, con un pigro sorriso. - Benissimo, Domnall Breich, avrai in moglie Lady Jehan. In cambio, ti chiedo soltanto di non riferire quello che vedrai qui stanotte a nessuno tranne che a tuo figlio, quando raggiungerà i tredici anni di età. - Nel proferire quelle parole lo spirito d'un tratto si accigliò e tirò fuori le mani dalle pieghe del mantello, contando qualcosa sulle dita, poi riprese: - Sì, tredici anni andranno bene. I numeri e il tempo non hanno significato per quelli come me, comunque potrai parlarne a tuo figlio quando riterrai che sia adulto, ma bada di non rivelarlo a nessun altro.
- Buon signore, te lo posso promettere in tutta sincerità. Del resto nessuno se non un figlio potrebbe credere a un uomo che raccontasse cose come queste.
- Affare fatto, allora! - esclamò il Seelie, poi sollevò le mani, le batté tre volte e aggiunse: - Girati con le spalle rivolte all'albero, Domnall Breich, e dimmi che cosa vedi.
Voltatosi, Domnall prese a scrutare fra i veli di neve ancora piuttosto radi e vide non molto lontano un groviglio di comuni alberi, che spiccavano scuri sullo sfondo più cupo della notte, e al di là di essi una distesa d'acqua che appariva corrusca e minacciosa alla luce del fuoco magico.
- La riva del lago! È sempre stata lì senza che io riuscissi a vederla?
- No. Quella è la riva di un lago, certamente, ma non si tratta di quello che tu speri di trovare. Vedi quel mucchio di rocce, una delle quali è più grande delle altre?
- Sì.
- Su quella roccia troverai incatenato un corno d'argento. Prendilo, soffiaci dentro e avrai riparo per la notte.
- Ti ringrazio, e dal momento che non posso chiedere a Dio di benedirti ti auguro invece buona fortuna.
- Allora ti devo anch'io dei ringraziamenti. Oh, aspetta, girati di nuovo verso di me.
Quando Domnall obbedì, l'uomo protese una mano adorna di anelli e gliela posò sulle labbra.
- Fino al tramonto di domani potrai parlare ed essere compreso, ascoltare e capire ciò che la gente dell'isola dirà, ma dopo di allora il loro linguaggio non avrà per te nessun significato. Ora è meglio che ti spicci perché la neve si sta infittendo.
L'uomo scomparve poi all'improvviso come la fiamma di una candela spenta, e dopo aver rivolto una preghiera a tutti i santi Domnall si affrettò a raggiungere la riva del lago, che senza dubbio non era il Loch Ness ma una sottile lingua d'acqua che arrivava fino ai suoi piedi invece di trovarsi molto più in basso, alla base di un'erta scarpata. La luce proiettata dal magico albero ardente lo aiutò a individuare i massi di cui aveva parlato l'uomo, e su di essi trovò adagiato il corno d'argento, fissato alla roccia con una catena dello stesso materiale. Quando lo prese e vi soffiò dentro il suono che ne scaturì gli parve troppo tenue e flebile per poter richiamare soccorsi che lo salvassero dalla furia crescente della tempesta, ma entro pochi minuti sentì qualcuno lanciare un grido di richiamo.
- Hola, hola! Dove sei?
- Sono qui, sulla riva! - gridò di rimando Domnall. - Seguite la luce del fuoco.
Di lì a poco dalle cortine di neve scaturì un bagliore sussultante che si rivelò ben presto come una lanterna tenuta sollevata da qualcuno. La luce dell'albero magico permise a Domnall di distinguere una barca lunga e stretta, con la prua di legno intagliata a forma di testa di drago, che si stava dirigendo verso di lui. A bordo un uomo teneva alta la lanterna mentre altri sei remavano, cantilenando per mantenere il ritmo; quando poi la barca fu vicina alla riva i remi si sollevarono e quelli sul lato esterno presero a muovere in senso contrario per tenere l'imbarcazione stabile mentre l'altro fianco si addossava alla terraferma.
- In una notte così fredda mi dispiace chiederti di raggiungerci a guado - disse allora l'uomo con la lanterna, - ma abbiamo paura ad accostarci troppo a causa delle rocce e del buio.
- Meglio congelare cercando rifugio che ghiacciare fermo qui come un idiota - rispose Domnall. - Sto arrivando.
Sollevato il plaid all'altezza della vita, raccolse anche il mantello intorno a esso e si addentrò nel lago. Immediatamente il gelo dell'acqua gli tolse il respiro e gli artigliò le gambe, ma il suo livello rimase abbastanza basso da permettergli di raggiungere la barca dalla testa di drago, dove mani amiche in carne e ossa si protesero per tirarlo a bordo.
- Virate di bordo, ragazzi! Portiamolo al caldo vicino al fuoco!
Tremante, Domnall si raggomitolò a poppa avvolto nella parte asciutta del plaid mentre la barca si allontanava dalla riva; adesso la luce della lanterna gli permetteva di vedere abbastanza bene l'uomo che la teneva sollevata, un tipo basso di statura ma di corporatura massiccia, avvolto in un mantello trattenuto da una spilla d'argento a forma di drago e dotato di un cappuccio che lasciava quasi del tutto in ombra un volto segnato e incorniciato da una folta barba brizzolata.
- Posso chiedere dove siamo diretti? - domandò infine Domnall.
- All'isola di Haen Marn.
- Ah - si limitò a commentare Domnall, che in tutta la sua esistenza non aveva mai sentito parlare di quel posto pur avendo trascorso tutti i suoi venti anni di vita in quell'area di Alban. - Grazie.
Nessuno gli rivolse più la parola fino a quando non ebbero raggiunto l'isola scura che apparve improvvisamente fra le cortine di neve, indistinta e al tempo stesso massiccia sullo sfondo della notte. Da essa si protendeva un molo di legno ammantato di neve e i rematori vi affiancarono la barca con una manovra accompagnata da un grido e da un alterarsi del ritmo del canto che faceva da sottofondo alla voga. Alzatosi in piedi, uno degli uomini afferrò poi una gomena e la mandò ad avvolgersi intorno a uno degli ancoraggi che sporgevano dal molo, tirando fino ad accostare la fiancata della barca all'imbarcadero. Con un po' di aiuto Domnall riuscì ad alzarsi e a scendere a terra, ma a causa del gelo che gli aveva intorpidito gli arti fin quasi a privarli della sensibilità, l'uomo con la lanterna dovette aiutarlo a risalire a passo rapido un sentiero ghiaioso e un pendio in cima al quale era possibile vedere una dimora di forma squadrata che lasciava trapelare da porte e finestre il bagliore del fuoco.
- Ben presto sarai al caldo - garantì l'uomo con la lanterna nel bussare alla porta, poi chiamò: - Aprite! Abbiamo un ospite, che è qui per opera di Evandar!
- Evandar? È l'uomo delle Schiere dei Seelie? Lo conosci?
- Meglio, molto meglio di quanto vorrei, te lo garantisco. Ora entra, ragazzo, e cerca di scaldarti.
Mentre l'uomo parlava la porta si era aperta davanti a loro, inondandoli della luce del fuoco e di un odore di fumo resinoso. Oltrepassata la serva che era venuta ad aprire, il gruppo si affrettò a raggiungere una grande sala dove fuochi vivaci ardevano in due grandi focolari di pietra, uno a ciascuna estremità della stanza di forma quadrata. Le pareti erano di massicce assi di quercia, accuratamente levigate e poi intagliate a formare un vasto arazzo di linee intrecciate ed evidenziate con terra rossa: viticci intrecciati, spirali, animali e decorazioni astratte si mescolavano in un grande insieme che si estendeva su ciascuna parete fino a descrivere a ogni angolo un grande arco verso le travi del tetto e da lì ridiscendere in una massa di nuovi intagli sulla parete successiva.
Avanzando sul pavimento coperto da una stuoia di paglia intrecciata, Domnall seguì i suoi soccorritori verso il focolare dalla parte opposta della sala, oltrepassando alcuni tavoli a cui sedevano poche manciate di uomini, tutti di bassa statura e barbuti, fino ad andare ad arrestarsi davanti a un seggio intagliato posto accanto al fuoco, occupato da una dama che indossava un paio di logori abiti e che appariva in stato avanzato di gravidanza. Come gli uomini che la attorniavano, anche quella donna non era molto alta, di statura simile a quella dei Sassenach mangiatori di grano che vivevano nel sud, e dal momento che i suoi capelli di un biondo chiarissimo erano raccolti in una singola treccia, Domnall suppose che lei fosse effettivamente una Sassenach.
- Mia signora - le disse, inginocchiandosi davanti a lei, - a te vanno i miei ringraziamenti e le mie benedizioni per avermi salvato la vita.
- Sono stati i miei uomini a salvarti e non io, comunque sei il benvenuto nella mia sala - replicò la donna, con voce bassa e musicale, poi si guardò intorno e aggiunse: - Otho! Ti dispiacerebbe portargli un boccale di birra e un po' di pane?
- Come comanda la mia signora Angmar - replicò uno degli uomini, alto appena un metro e cinquanta e bianco di barba e di capelli, alzandosi in piedi. - Siedi sulla paglia vicino al fuoco, ragazzo, e stendi ad asciugare quel pezzo di stoffa in cui sei avvolto.
Senza dubbio quelli dovevano essere tutti Sassenach, considerato che indossavano calzoni e spesse camicie invece di plaid e tunica, ma Domnall non aveva certo intenzione di considerare la cosa come un punto a loro demerito, dato il modo in cui lo avevano soccorso. 
Dal momento che il focolare era lungo almeno tre metri, Domnall poté porre una decorosa distanza fra sé e la dama, sedendosi accanto al fuoco vicino a un paio di grossi cani neri; liberatosi del plaid lo stese quindi sulla paglia ad asciugare e rimase vestito soltanto della tunica, lottando per districare i lacci di cuoio fradici degli stivali e riuscendo a levarli giusto in tempo per accettare il boccale di birra e il pane che Otho gli stava porgendo.
- Grazie di cuore - disse. - Dunque questa è Haen Marn, vero? Prima d'ora non avevo mai visto quest'isola.
- Hah! - sbuffò sonoramente Otho. - Come mi piacerebbe non averla mai vista!
- Zio! Tieni a freno la lingua! - esclamò un giovane, alzandosi di scatto dal suo posto a uno dei tavoli.
- Niente affatto! Rimpiango il giorno in cui ho viaggiato fino a questo dannato posto. Ero appena riuscito a tornare a casa e cosa succede? Aha! Entra in gioco quel maledetto dweomer e...
- Zio! Taci! - insistette il giovane, avvicinandosi con passo affrettato.
- Bada tu a tenere a freno la lingua, giovane Mic, e a mostrare rispetto per chi è più anziano di te.
I due infine tacquero entrambi, fissandosi a vicenda con occhi roventi e con le mani piantate sui fianchi. Durante tutto il corso della discussione Lady Angmar non si era mossa né aveva pronunciato parola, limitandosi a fissare il fuoco. Nel notare alle sue spalle un altro seggio intagliato, addossato alla parete e degno di un grande nobile ma vuoto, Domnall si sentì indotto a chiedersi se la dama fosse rimasta vedova, una triste supposizione che però il suo modo di fare sembrava avvallare.
- Bene - disse infine Domnall, per spezzare il silenzio, - voi venite tutti dalle terre del meridione?
- Chi lo sa? - scattò Otho. - Potrebbe trattarsi di qualsiasi dannato punto cardinale.
- Devi perdonare mio zio, buon signore - intervenne Mic. - Sta diventando vecchio e l'età lo ha istupidito. - Il giovane si protese poi ad afferrare Otho per un braccio e aggiunse: - Avanti, vieni a sederti.
Borbottando fra sé, Otho si lasciò trascinare via e nel seguirlo con lo sguardo Domnall ebbe la sgradevole sensazione che quel vecchio non fosse affatto afflitto da demenza senile ma avesse inteso parlare di magia. La sua mente rifiutò però di accettare quell'idea perché gli riusciva più facile credere che quella fosse una dama scacciata dai suoi fratelli dopo che era rimasta vedova, o magari addirittura inviata in esilio per motivi politici, a cui era stato concesso di portare con sé un piccolo seguito. Dopo tutto i condottieri dei Sassenach erano sempre in guerra fra loro e lui aveva sentito dire che se il marito moriva le loro donne potevano fare quello che volevano con la loro dote. Il calore del fuoco, la paglia comoda, il vapore che si levava dal mantello e dal plaid che stavano asciugando, il sapore della birra e del pane... tutto sembrava troppo solido, troppo normale per permettere la presenza della magia e nel cominciare a sbadigliare Domnall arrivò a chiedersi se aveva sognato l'uomo chiamato Evandar e l'albero in fiamme. Forse si era trattato soltanto delle assurde visioni che assalgono un uomo prossimo a morire per congelamento.
Infine Lady Angmar si girò a fissarlo con occhi tanto tristi che riusciva doloroso sostenerne lo sguardo.
- Posso ordinare ai servi di prepararti una camera - suggerì, - oppure preferisci dormire qui vicino al fuoco?
- La paglia vicino al focolare andrà benissimo, mia signora, così non ti causerò altri problemi - rispose Domnall.
- In effetti ci sono stati fin troppi problemi - commentò la donna, incurvando le labbra in un pallido accenno di sorriso, poi tornò a contemplare il fuoco.
Per il resto della serata Angmar non pronunciò più parola e dopo qualche tempo si alzò, lasciando la sala insieme alla sua anziana dama di compagnia; quando fu uscita, il giovane Mic portò a Domnall una coperta mentre Otho gettava un po' di terra sul fuoco per ridurlo a carboni ardenti, poi i due presero una lanterna e se ne andarono a loro volta, lasciandolo a dormire raggomitolato sulla paglia con i cani.
Al suo risveglio Domnall vide che la pallida luce dell'alba trapelava già lungo i contorni delle imposte e che Otho stava facendo uscire i cani uggiolanti. Stiracchiandosi, si sollevò a sedere con uno sbadiglio proprio mentre il vecchio si avvicinava munito di attizzatoio per ravvivare il fuoco.
- Aspetta, buon signore, mi sposto per non esserti d'impiccio - si offrì.
- Sei un ragazzo ben educato.
- Si addice a un cristiano di stare attento a come parla.
- Si addice a un che cosa? - domandò Otho, osservandolo con espressione perplessa.
- A un cristiano, a un seguace del Signore Gesù.
- Ah. E questo Yaysoo è il signore di queste zone?
- Eh... ecco... si potrebbe anche dire di sì.
Accoccolatosi, Otho cominciò ad armeggiare con l'attizzatoio per rimuovere le zolle di terra dai carboni ardenti e nel frattempo Domnall si infilò e allacciò gli stivali, alzandosi poi per avvolgersi nel plaid e assestarne le pieghe.
- Lady Angmar... ha perso suo marito?
- Lo ha proprio perso - confermò Otho. - Nessuno sa dove lui possa essere o se sia vivo o morto, e lei è qui in attesa di un figlio, a chiedersi dove sia andato a finire.
- È una cosa tristissima.
- Infatti, lo è. Se sapesse che lui è morto potrebbe piangerlo e continuare a vivere, ma in questo modo...
- Poveretta.
- È tipico di quell'uomo fare cose insensate di questo tipo. È un individuo scomodo, sotto tutti i punti di vista. Ah, ma del resto chi può sapere perché le donne scelgono gli uomini così come fanno? Lei è ancora immersa nel dolore per il suo Rhodry Maelwaedd, qualsiasi cosa noi si possa dire al riguardo.
Questo era davvero strano. Come poteva una donna dei Sassenach essere sposata con qualche nobile di Cymru? Oppure era proprio questo il motivo per cui l'avevano esiliata? Mentre Domnall formulava quelle riflessioni Otho concentrò la propria attenzione sui carboni ardenti, soffiando per ravvivarli e gettando su di essi una manciata di esca.
- Hai una casa qui vicino, ragazzo? - chiese poi.
- Sì. Sono al servizio di Lord Douglas e vivo con lui.
- Allora lascia che ti dia un buon consiglio. Vattene di qui finché puoi e torna a casa, altrimenti è possibile che tu non la riveda mai più. La neve ha smesso di cadere e i rematori ti riporteranno a riva.
- Prima devo porgere i miei ringraziamenti a Lady Angmar.
- Lei non scenderà se non dopo mezzogiorno perché è chiusa nel suo dolore. Vattene finché sei in tempo e mentre c'è ancora il sole, che in questo periodo dell'anno non resterà in cielo a lungo - ammonì il vecchio, sollevando verso di lui il volto arrossato dal fuoco ormai acceso e fissandolo con occhi altrettanto roventi. - Haen Marn va dove vuole, più in fretta di quanto impieghi uno sputo a ghiacciare in una giornata come questa.
Magia. Il ricordo della notte precedente, di Evandar e dell'albero in fiamme affiorò a colpire Domnall con la violenza di uno schiaffo in pieno volto e lo indusse ad afferrare il mantello ancora steso sulla paglia.
- In tal caso partirò subito. Ti auguro una buona giornata, Otho.
Il vecchio si limitò a sbuffare e a riprendere ad alimentare il fuoco.
Una volta all'esterno Domnall scoprì che la giornata era gelida ma limpida e che un pallido sole si stava già levando nel cielo, segno che aveva dormito più del previsto. Sulla soglia si soffermò a guardarsi intorno nell'aria tersa e pungente, sferzato dal vento teso che gemeva intorno alle pareti dell'edificio e sussurrava fra gli alberi, poi mosse qualche passo lungo il sentiero e tornò ad arrestarsi, girandosi per guardarsi meglio intorno. Sotto il sole l'isola appariva più grande di quanto gli fosse sembrata la notte precedente e la casa stessa spiccava lunga e bassa sullo sfondo di un'altura costellata di alberi spogli di un colore grigio pallido, al di là dei quali si ergeva un'alta torre quadrata appollaiata sulla sommità di una collinetta. Riparandosi gli occhi con una mano, Domnall si concesse un momento per osservare la torre, che sfoggiava tre finestre una sopra l'altra e aveva il tetto a punta coperto di lastre grigie.
Alla finestra centrale era affacciato qualcuno che stava guardando verso il basso e anche se da quella distanza non era in grado di discernere se si trattava di un uomo o di una donna, Domnall si rese conto d'un tratto di essere oggetto di uno studio altrettanto intenso quanto quello a cui lui aveva sottoposto la torre. In quello sguardo non c'era malizia, soltanto una vicinanza sconvolgente, come se la persona alla finestra si fosse lasciata cadere giù per venire a fermarsi davanti a lui. Con un brivido Domnall volse le spalle alla torre ma continuò a sentire quello sguardo su di sé mentre si avviava verso il lago. Quando infine si azzardò a lanciarsi un'occhiata alle spalle constatò che adesso la finestra era vuota.
Nel percorrere il sentiero di ghiaia che portava al molo e alla barca decorata con la testa di drago Domnall non vide nessuno, ma entro il tempo che impiegò a raggiungere il molo il capo battelliere e i suoi rematori apparvero sulla spiaggia, diretti a passo tranquillo verso di lui; Otho doveva aver mandato un servitore a chiamarli.
- Pronto a tornare indietro, ragazzo? - chiese il capo battelliere.
- Sì, anche se mi sarebbe piaciuto avere l'occasione di porgere i miei ringraziamenti a Lady Angmar.
- Ah, passerà ancora parecchio tempo prima che lei si decida a scendere - replicò l'uomo, scuotendo il capo. - È una cosa molto triste.
Domnall e gli altri salirono quindi a bordo, e mentre i rematori prendevano posto ai remi il giovane si andò a sedere a poppa in modo da non essere d'intralcio; lì alla luce del giorno il suo sguardo si posò su un grosso gong di bronzo appeso a un'intelaiatura di metallo, di cui la notte precedente non si era accorto.
- È per le bestie che ci sono nel lago - spiegò il capo battelliere, accorgendosi del suo interesse. - Con questo clima freddo si lasciano scivolare sul fondale a dormire, o qualcosa del genere, come fanno gli orsi nelle grotte, ma d'estate sono una notevole seccatura. Per fortuna detestano il rumore e picchiare su quel gong le tiene lontane.
- Bestie? - ripeté Domnall.
- Sì, sono nel lago. Sono grosse, con un lungo collo sottile e la bocca piena di denti, e possono rovesciare una barca come questa con la facilità con cui io potrei schiacciare una pulce.
Tutti i rematori annuirono solennemente in segno di conferma della veridicità di quell'affermazione.
- Ah - commentò Domnall. - Allora questo lago deve comunicare con il Loch Ness. Ciò mi dà qualche speranza.
- Un momento! Conosci quelle bestie?
- Ecco, ne conosco una che vive nel nostro lago, anche se non la si vede spesso. 
Tutti i rematori di scambiarono lunghe occhiate e annuirono di nuovo, questa volta con soddisfazione.
- Credo che la nostra isola sia forse tornata a casa - commentò il capo. - Interessante, vero, ragazzi?
Gli altri annuirono per la terza volta, senza però pronunciare parola, poi il loro capo sollevò una mano, contò fino a tre e i rematori iniziarono a vogare.
Favoriti dalla luce diurna, riuscirono a far avvicinare la barca alla riva sabbiosa quanto bastava per permettere a Domnall di spiccare un balzo fino alla terraferma, ma per precauzione lui preferì comunque togliersi gli stivali perché era meglio atterrare scalzo sulla sabbia umida e nella neve che non tentare poi di camminare calzando stivali bagnati. Arrivato a terra sano e salvo rivolse un ultimo ringraziamento ai rematori e li salutò con un cenno della mano mentre tornavano a puntare verso il largo, poi si sedette su uno dei massi per rimettersi gli stivali mentre la barca con la testa di drago si allontanava rapida sull'acqua, tanto scura da sembrare nera sotto il cielo invernale, e puntava verso la sagoma dell'isola. D'un tratto però Haen Marn si fece molto difficile da distinguere e Domnall dovette ammettere con se stesso che poteva trattarsi soltanto di magia. Alle sue spalle l'albero che la notte precedente era stato avvolto dalle fiamme era adesso scomparso, ma del resto questa era una cosa che si era aspettato e comunque davanti a sé aveva già abbastanza problemi senza doversi preoccupare anche della magia.
Aveva trascorso la notte al sicuro invece di morire assiderato ma doveva comunque riuscire ad arrivare a casa se voleva sopravvivere alla notte che ancora doveva giungere. Il sole sarebbe rimasto in cielo soltanto per poche ore ancora, sempre che non fossero sopraggiunte le nuvole a portare un crepuscolo ancor più prematuro. Contemplando il paesaggio circostante che sotto la neve fresca gli si allargava intorno simile a un luogo di sogno, minaccioso e alieno, Domnall si disse che probabilmente il giorno precedente non si era spinto abbastanza a nord prima di deviare per cercare di intercettare la strada, e dopo aver affidato la propria anima a tutti i santi si incamminò nella direzione che sperava lo avrebbe condotto prima o poi alla strada... se quando l'avesse raggiunta ci fosse stata ancora luce sufficiente per individuarla.
Alla fine fu lo stesso Lord Douglas, uscito a cercarlo alla testa dei suoi uomini, che lo trovò molto prima del tramonto. Domnall aveva appena scalato una bassa altura quando sentì un suono di cavalli e uno squillare di corni proveniente dal versante opposto e subito si mise a gridare e a chiamare il nome del suo signore, ottenendo una raffica di risposte da parte dei cavalieri che uno dopo l'altro superarono il crinale e si arrestarono per attendere che lui li raggiungesse annaspando fra la neve.
- Mio signore! - esclamò. - In tutta la mia vita non sono mai stato tanto contento di vedere qualcuno come lo sono ora di vedere te!
Lord Douglas scoppiò a ridere scuotendo il capo, e a un suo cenno uno dei cavalieri venne avanti con un cavallo fresco di cui consegnò a Domnall le redini. Con qualche parola di ringraziamento questi si affrettò a montare e dalla sella rivolse al suo signore un accenno d'inchino; quando poi la banda di guerra si avviò lungo la strada, Douglas segnalò al giovane di affiancarglisi.
- Come hai fatto a sopravvivere alla notte? - gli chiese.
Per quanto gli seccasse mentire al suo signore, Domnall si costrinse a farlo perché gli avrebbe dato ancor più fastidio violare la promessa fatta.
- Non ne ho idea. Ho pregato tutti i santi che mi sono venuti in mente e ho trovato una capanna. Puzzava di pecora e di letame ma era così piccola che sono stato al caldo... ecco, almeno quanto bastava.
- Bene. Elargiamo ai santi e ai loro preti tante di quelle decime che mi rallegra vedere che essi mantengono la loro parte del patto.
- Ti ringrazio per essere venuto a cercarmi, mio signore, anche se credevo che mi avresti dato per morto.
- Infatti ti credevo morto, ma sei uno dei miei uomini e che io sia dannato se avrei mai potuto abbandonarti là fuori senza neppure provare a cercarti - replicò Lord Douglas, poi fece una pausa per riflettere su qualcosa e una strana espressione gli affiorò sul volto mentre proseguiva: - Inoltre Jehan mi avrebbe mandato di persona all'inferno se non fossi venuto a cercarti. Avresti dovuto sentirla piangere e imprecare e tormentarmi perché facessi qualcosa.
- Tua figlia, mio signore? - mormorò Domnall, sentendosi arrossire e cominciando a balbettare. - Ma io non avrei mai pensato... voglio dire... uh... er... mio signore, io...
- Taci e ascoltami, Domnall Breich. La madre di Jehan è una donna cocciuta e lo è anche lei, e oltre a questo ho già speso tutto quello che potevo per la dote di sua sorella. Per lei quindi non rimane molto, ma del resto tu non hai grandi pretese, vero?
- Mio signore, se lei mi vorrà accettare non chiedo assolutamente nulla tranne la sua mano, per considerarmi il più ricco fra gli uomini.
- Bene. In tal caso puoi averla, ma sei in grado di mantenerla?
- Mio padre mi ha promesso una tenuta, quando mi fossi sposato. Non sono le terre di un grande signore ma sapremo adattarci.
- E io vi posso fornire un paio di mucche da latte e altre cose del genere - rifletté Lord Douglas, poi si accigliò in volto e domandò: - Da quanto tempo voi due state nascondendo questo segreto?
- Mio signore, ti giuro che non avrei mai immaginato di interessare a tua figlia perché la consideravo troppo superiore a me per nascita.
- Ti credo. Lei mi ha detto di non essersi mai resa conto di amarti fino a quando non ha pensato che fossi morto. Pensa che sia stato il dolore a farle capire quali fossero i suoi sentimenti.
Nel ricordarsi improvvisamente di Evandar, Domnall non seppe cosa replicare e si chiese se l'amore di Jehan fosse effettivamente esistito prima della notte precedente. D'altro canto chi era lui per mettere in discussione quello splendido miracolo, quel dono che andava al di là di ogni sua speranza?
- In tal caso, mio signore - rispose infine, - considererò la notte appena trascorsa come la più fortunata della mia vita, anche se ho creduto che per me fosse giunta la fine.
Quando arrivarono al castello trovarono Lady Jehan ad aspettarli sui gradini della rocca. Non appena Domnall fu sceso da cavallo lei gli corse incontro e gli si gettò fra le braccia, e nel tenerla stretta, con il volto nascosto fra i suoi capelli ramati, Domnall pensò di essere l'uomo più felice del mondo. Tuttavia anche nella sua gioia si ricordò della dama di Haen Marn che piangeva il suo signore perduto, e quella notte scese nella cappella per pregare per lei e chiedere che un giorno il Signore Gesù le permettesse di rivedere il suo Rhodry Maelwaedd.