Libri pubblicati nel Luglio-Settembre 2000

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Editrice Nord

 

Autore Titolo Collana Codice Prezzo Pagine Traduzione
Paul J. McAuley Yama di Confluence Cosmo Argento CO310 24.000 339 Luca Landoni
  Dopo "Il ragazzo del fiume" e "Il mercenario di Confluence" questo appassionante romanzo conclude la trilogia di Paul McAuley.

In questo terzo libro che conclude la trilogia del pianeta artificiale "Confluence", McAuley spedisce Yama a compiere la successiva tappa del suo viaggio solitario. Lo scudiero Pandaras, abbandonato ai confini del mondo, è determinato a ritrovare il suo padrone, e buona parte del romanzo si alterna tra le due avventure, che convergono gradualmente. Pandaras e il gerodulo Tibor (una sorta di schiavo sacro) si dirigono verso la città di Ophir, dominata dagli eretici, dove si imbattono in una serie di malviventi e nell'instancabile e apparentemente immortale Prefetto Corin del Dipartimento per gli Affari Indigeni, a sua volta determinato a scovare Yama e ad usare i suoi poteri allo scopo di sconfiggere gli eretici che hanno dichiarato guerra al vecchio ordine delle cose.
E intanto, tutti vogliono almeno un pezzetto di Yama o, per essere più precisi, dei poteri che ha ereditato dalla sua razza. Yama viene fatto prigioniero da uno dei suoi vecchi nemici, il sinistro Dottor Dismas, che lo infetta con un derivato del suo "paramour". Da quel momento in poi la lotta di Yama diviene interna, mentre l'essere nella macchina che lui nomina l'Ombra accresce sempre più il proprio potere dentro di lui, minacciando di assorbirlo e di spingerlo a perseguire i propri scopi.
Yama riesce a sfuggire e a ritrovare Pandaras, e la parte conclusiva della ricerca della sua razza e del suo destino assume una svolta imprevista, terminando in un luogo sorprendentemente familiare.

Joseph H. Rosny La guerra del fuoco Cosmo Oro CO186 24.000    
  Definito "il più visionario dei naturalisti, e il più naturalista dei visionari" Joseph H. Rosny, nato a Bruxelles nel 1856 e morto a Parigi nel 1940, è stato con Verne e con Wells uno dei più grandi precursori della fantascienza moderna. Autore di questo indimenticabile "La Guerra del Fuoco", che è uno dei libri più tradotti nel mondo e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto dal regista premiato con l’Oscar Jean Jacque Annaud, J. H. Rosny ha elaborato uno stile di narrazione che è espressione di una letteratura matura, capace di portare verso una comprensione più profonda della natura e dell’intero universo. Famose sono le sue opere Gli Xipéhuz, ritenuto il primo vero racconto di fantascienza moderna, Un altro mondo, Nel mondo dei varianti, La morte della terra nelle quali prendono forma ipotesi suggestive sull’esistenza di mondi e di vita diversi da quella umana.
Gli Ulhamr fuggivano spaventati nella notte. Erano impazziti per il dolore. Tutto pareva irreparabile e vano di fronte alla suprema calamità che li aveva colpiti: il Fuoco era morto. Nelle tre gabbie in cui lo custodivano lo avevano sempre mantenuto acceso: quattro donne e due guerrieri lo avevano incessantemente alimentato, giorno e notte. Il Fuoco aveva sempre ricevuto dai suoi custodi la sostanza che gli dava vita. Era stato tenuto al riparo dalla pioggia, dagli uragani, dalle inondazioni, senza mai cessare d’inazzurrarsi al mattino e d’insanguinarsi la sera. La sua forza possente allontanava il Leone Nero e il Leone Giallo, l’Orso delle Caverne e l’Orso Grigio, il Mammut, la Tigre e il Leopardo. Le sue tremolanti lingue rosse proteggevano l’uomo contro i pericoli del mondo. Il Fuoco dava ogni gioia; dava alle carni sapore, induriva le punte delle lance, spezzava la pietra dura; gli uomini ricevevano da lui una dolcezza piena di vigore; con lui l’orda era al sicuro nelle pericolose foreste, nella savana sconfinata, in fondo alle nere caverne.
Era il Padre, il Custode, il Salvatore, ma era anche più feroce, più terribile dei Mammut, quando fuggiva dalle gabbie e divorava gli alberi. Ora il Fuoco era morto! Il nemico aveva distrutto le gabbie che lo contenevano. Quale sventura era caduta su di loro?
Fauhm, il vecchio capo dell’orda, alzò le braccia verso il cielo con un lungo lamento.
– Che faranno gli Ulhamr, senza il Fuoco? – gridò. – Come vivranno? Chi li difenderà contro le belve e il vento gelido dell’inverno? Non potremo più scaldare i nostri corpi, e le punte delle nostre lance resteranno fragili e molli. Colui che saprà riconquistarlo sarà il fratello di Fauhm; avrà Gammla, figlia di mia sorella, e quando io morirò, il bastone del comando sarà suo!
Allora Naoh, figlio del Leopardo, si levò e disse: – Dammi due guerrieri dalle gambe forti e veloci, e andrò io a prendere il Fuoco dai Figli del Mammut o dai Divoratori d’Uomini, che hanno i loro territori di caccia sulle rive del Grande Fiume.
Il vecchio, volgendosi al giovane, disse: – Fauhm ha una lingua sola. Se tu saprai riportarci il Fuoco, avrai Gammla, e sarai il figlio di Fauhm.
Fabiana Redivo Il figlio delle tempeste Fantacollana FA170 24.000    
  Un’avventura magica, una vicenda senza precedenti, in un crescendo appassionante di intrighi, duelli, guerre, che rimarrà impressa nella mente dei lettori.

L’Oscura Soth è giunta tra gli uomini, e per imporre il suo malefico potere intende servirsi dell’ambizioso Pyrikos-Sakumer, re della regione di Kar-Vultan. Il suo primo obiettivo è quello di eliminare Elias, comandante della Guardia Reale della regina Harjdia. Ma ha fatto i suoi progetti senza tener conto di Derbeer, il giovane Mago talassiano dai molti talenti, senza contare che lo stesso Elias è solo in parte un Afran e nelle sue vene scorre il nobile sangue degli inafferrabili Figli del Vento, oltre a essere aiutato da un compagno-servitore pyrikoi dalle origini misteriose.
Un’avventura magica senza precedenti, in un crescendo emozionante di intrighi, duelli, guerre, che appassionerà i lettori.
Fabiana Redivo, è nata nel 1960 a Trieste dove vive. È sposata e la sua vita è stata recentemente allietata dall’arrivo di un maschietto. È sempre stata un’appassionata lettrice di narrativa fantasy con una particolare predilizione per David Eddings, Tolkien, e Katharine Kerr. Dice di non essere mai soddisfatta di quello che ha scritto e a ogni rilettura sarebbe tentata di intervenire per affinare qui e là lo stile.
Ma prima di cimentarsi nella dimensione del romanzo, l’Autrice ha scritto numerosi racconti con i quali ha partecipato a concorsi lettterari dove ha ottenuto lusinghieri apprezzamenti. L’ultimo suo racconto "Il Sigillo dei due mondi" è stato finalista al Concorso Letterario Nord ottenendo molti consensi.
Alex Voglino, editor di questa collana, che ha esaminato e approvato la pubblicazione del presente romanzo, nella sua scheda di valutazione presentata all’editore diceva: "Si tratta di un’opera matura e originale, costruita con maestria e scritta con uno stile perfetto. Ritengo che Il figlio delle Tempeste sia perfino superiore a molte opere di autori americani considerati maestri della moderna narrativa Fantasy".
L’Editrice Nord è quindi particolarmente lieta di presentare questo romanzo, che è il primo di una trilogia, che senz’altro appassionerà i lettori della Fantacollana.
H. Rider Haggard Olaf spada rossa Narrativa CN143 22.000    
  LE APPASSIONANTI AVVENTURE DEL VICHINGO Olaf che dalle terre del nord scese con i suoi uomini per unirsi all’impero romano di bisanzio nella lotta contro i musulmani.

La Saga di Olaf "Spadarossa" scritta dal famoso H. Rider Haggard, autore del celeberrimo classico "Le miniere di re Salomone", e riunita per la prima volta in un solo volume (il ciclo è composto da tre parti: "La collana del Vagabondo", "Bisanzio" e "La valle dei Re"), narra le avventure del condottiero vichingo Olaf che a causa della spada del Vagabondo sottratta da una tomba di un antico guerriero del Nord viene soprannominato Olaf "Spada- rossa". La saga inizia con le prime avventure nella sua terra natia e attraverso vicende mozzafiato, costellate di visioni, antiche maledizioni, reincarnazioni, principesse, grandi combattimenti, torture ed eroismi, si dipana nelle aree dell’antico mondo dell’Impero Romano d’Oriente, dove Olaf incontrerà finalmente la donna del Fato, che gli era apparsa qualche tempo dopo che era penetrato nella tomba del Vagabondo. L’incontro sarà causa di rocambolesche peripezie magistralmente narrate dal grande H. Rider Haggard, che attraverso una perfetta caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni ha composto un’opera che fa parte a ragione dell’olimpo dei classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.
Henry Rider Haggard fa parte della schiera degli autori di romanzi d’avventura più letti nella storia della narrativa mondiale; la sua produzione viene spesso accostata, per caratteristiche e per favore di pubblico, a quella di Edgar Rice Burroughs; i punti in comune fra i due popolari scrittori possono essere individuati, oltre che nella vivacità d’immaginazione, nelle radici della loro vocazione letteraria e nel profondo influsso che entrambi esercitarono sugli sviluppi dei diversi filoni del fantastico (Philip José Farmer, per esempio, attinse a piene mani dalla narrativa di Haggard per il suo "Ciclo di Opar"). Il "filone" che appare più intimamente collegato alla sua originale inventiva è la Fantasy, nelle tematiche dei "mondi perduti" e del soprannaturale. Il primo dei suoi romanzi più famosi, "Le miniere di re Salomone" (1885), nacque per scommessa: infatti Haggard s’impegnò a scrivere un libro che superasse il modello di Stevenson de "L’Isola del Tesoro" e lo ambientò nel continente africano, di cui aveva una profonda conoscenza delle tradizioni, della storia e di cui fu appassionato studioso delle vestigia delle antiche civiltà. L’enorme successo del romanzo gli diede la spinta per una carriera trionfale: nel 1887 scrisse il celeberrimo "La donna Eterna" (She), con il quale aprì un ciclo narrativo dedicato al personaggio di Ayesha (vedi "Il Ritorno di Ayesha" The Return of She, 1905); ma ancora più successo ebbe la saga di Allan Quatermain, altro personaggio ricorrente nella sua narrativa al quale dedicò ben quindici volumi tra romanzi e raccolte di episodi; da notare che in una delle avventure del suo eroe preferito (Allan and the Ice Gods, l’unica opera d’impianto fantascientifico), come già nel romanzo fantastico When the World Shook sul mito di Atlantide, Haggard trasse notevoli ispirazioni dalle opere del suo grande amico Rudyard Kipling.


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