PIZZALAND di Marcello Gagliani Caputo

Roma, Agosto 2030

 

" Ehi, Alex, sei sicuro che sia la strada giusta ? "

" Te l’ho detto mille volte, Tommy, sì, è la strada giusta. Fidati. "

Il ragazzo ossigenato annuì rassicurato e si guardò attorno. Nonostante gli sforzi non riusciva proprio a riconoscere nulla dei luoghi in cui aveva giocato tanti anni prima. Il quartiere era stato quasi completamente raso al suolo ed al posto delle deliziose case circondate da giardini fioriti adesso c’erano degli alti palazzoni tristi e malinconici su cui spiccava maestosa ed arrogante l’insegna delle industrie "Pizzaland". Ogni palazzone era abitato da un incontrollato numero di povere famiglie raggruppate come topi in appartamenti di appena 40 mq.

Attorno a loro non c’era neppure più un lampione. L’ultimo, per quanto si ricordava Tommy, era stato distrutto durante una piccola rivolta sedata in pochi minuti dalla polizia. Molti di coloro che avevano partecipato a quella "sommossa", ricordava ancora Tommy, erano finiti o all’obitorio o al centro di rieducazione "Forti e tenaci".

Un denso fumo nero si alzava attorno alle loro teste rendendo ancora più precaria la già difficile visibilità. Da quando l’Uomo aveva perso il controllo del cosiddetto "buco dell’ozono" ("molti anni fa", pensò tristemente Tommy) sulla città era calata quella sorta di nebbia perenne che dava ai due ragazzi l’impressione di trovarsi al centro del famigerato triangolo delle Bermuda.

Un cane spelacchiato ed affamato sbucò da dietro un cassonetto dell’immondizia e ringhiò minaccioso verso di loro.

" Che dici, sarà pericoloso ? " Chiese Tommy.

L’amico gli fece cenno di non muoversi ed aprì lo zaino che aveva sulle spalle. Ne tirò fuori un piccolo pezzo di carne indurita e la gettò verso il cane. L’animale lo prese al volo e sparì nuovamente dietro il cassonetto.

" Sbaglio, oppure quello era un pezzo di carne ? " Chiese Tommy.

L’amico annuì e proseguì lungo la strada.

" Cristo, " insistette Tommy, " sai cosa avremmo potuto avere con quel fottuto pezzo di carne ? "

Alex si voltò ed allargò le braccia.

" Dio, " aggiunse Tommy, " l’altra mattina ho sentito dire che c’è gente disposta a darti un’intera confezione di acqua minerale per un pezzo di carne come quello. "

" Preferivi essere morso da quel cagnaccio ? " Gli domandò Alex.

" Ma, cazzo... "

" Aveva la rabbia. " Tagliò corto Alex. " Saremmo morti nel giro di ventiquattr’ore. "

L’amico chiuse la bocca e guardò improvvisamente spaventato il cassonetto dietro il quale era sparito il cane idrofobo.

" Ok, " disse raggiungendo Alex, " me ne fotto dell’acqua minerale. "

Il ragazzo sorrise e lo colpì debolmente su una spalla.

" Mi devi togliere una piccola curiosità, " disse poco dopo Tommy mentre si infilavano in un vicolo buio, " di chi era quel pezzo di carne ? "

" Ti ricordi l’assalto ai magazzini del governo ? " Chiese Alex.

L’amico annuì ricordando tristemente come quel fottuto nano gli aveva rubato la sua parte.

" Ne ho preso un pò pure io ed ho conservato quel pezzo in caso di necessità. "

" Io ho quasi scordato che sapore abbia. " Ribattè Tommy scalciando un lattina arrugginita. " Ormai mi sembra di sentire l’odore ed il sapore della pizza dappertutto, pure quando dormo. "

" Vedrai che questa gente ci aiuterà. " Lo consolò Alex. " Ho sentito dire che hanno scorte di cibo per anni. E non parlo di pizza, parlo di pasta, di carne, perfino di pesce. "

Tommy sorrise amaramente e seguì l’amico all’interno di un altro anonimo vicolo.

" Dovremmo ormai esserci. " Disse Alex.

Svoltò a destra e poi a sinistra. Si infilò dentro un ennesimo vicolo buio che puzzava di pomodoro e mozzarella e poi finalmente sbucarono in una piazzetta illuminata da qualche lampadina penzolante e polverosa.

" Ok, " disse Alex, " il posto dovrebbe essere questo. "

Una fontana vuota ed annerita faceva bella mostra al centro della piazza e dei tavolini di plastica erano ammassati disordinatamente in un angolo.

" Vieni. " Disse Alex all’amico.

Si avvicinarono ad una saracinesca sopra la quale spiccava una secolare insegna di bar ed Alex bussò timidamente tre volte.

Ci fu un lungo attimo di silenzio e poi una piccola figura comparve dal buio. Era un bambino. Aveva i capelli lunghi e sporchi ed i jeans che indossava erano logori ed anneriti dallo smog. Indosso aveva una maglietta con il viso del sole che ride.

" Suo padre doveva essere un "verde". " Pensò Tommy.

" Chi siete ? " Chiese il bambino.

Alex sorrise e gli si avvicinò.

" Siamo amici. " Rispose. " Abbiamo bisogno di aiuto. "

Il bambino si grattò il collo sporco e spostò lo sguardo su Tommy.

" Che giorno è oggi ? " Domandò.

" Il 12 Dicembre 2010. " Rispose prontamente Alex.

L’amico gli lanciò un’occhiata storta e rimase in silenzio.

Il bambino sorrise e sparì dietro un muro.

Dopo pochi secondi la saracinesca cominciò ad alzarsi ed una porta di metallo comparve davanti a loro. Una chiave girò più volte nella toppa e la porta si aprì cigolando rumorosamente.

Un vecchio gli si parò innanzi e li fissò con sguardo inquisitorio.

" Benvenuti al Fronte per la Liberazione dalla Pizzaland. " Disse accennando un sorriso sdentato.