GROND

1.
Kraag Grondbearer arrancava nel fango.
Pioveva.
"Maledetto tempo!" pensò. Erano tre giorni che la sua compagnia, o meglio quel che ne restava, una dozzina di Orchi smunti e affamati arrancava in quello schifoso fango lungo i confini della foresta di Barrasin.
"Sacro Garm! Ma dov’è finito l'esercito regolare!?" di nuovo quella domanda lo assillava, e lui infondo sapeva, sospettava la verità.
Poi ancora la rabbia lo assalì "Porci pelosi! Maledetti porci pelosi!"
Inizialmente gli ausiliari Troll si erano dimostrati utili: più feroci e impetuosi degli Orchi avevano caricato gli arcieri elfici disperdendoli, ma poi, quando avevano visto i fuochi fatati dei Silvani e i loro dardi incantati, così pericolosi per la loro pellaccia pelosa se l'erano data a gambe lasciandoli preda dei cecchini.
"Maledetti! Maledetti porci pelosi!".
Si portò ancora la mano al fianco, per assicurarsi che la sua reliquia ci fosse ancora. Si, il Grond, il maglio da guerra dalle teste di lupo, simbolo del dio Garm era ancora lì.
Lui era stato designato per portarlo, lui era stato fatto Grondbearer, e finche il sacro maglio era con lui la fortuna non l'avrebbe mai abbandonato, o almeno così dicevano le leggende.
Un lampo illuminò l'oscuro paesaggio, rivelando così una piccola casa in legno e pietra, che si stagliava solo a pochi metri dai primi alberi della foresta.
"S..signore, una c..casa, una casa Signore!" "L’ho vista Trog, l’ho vista" "C..cosa facciamo, bussiamo?"
Kraag si sforzò di respingere quella voce che gli diceva di urlare ai quattro venti l'imbecillità di quell'Orco. "Trog, tu sei l’unico essere al mondo che giocando a indovinelli con un Troll perderebbe!" Pensò. Ma si limitò a dire "Sfonda la porta, figlio di uno scarafaggio sciancato, o ti ritroverai con questo martello incastrato in gola". Un insulto duro e secco era l’unica cosa che un tipo ottuso come Trog potesse recepire, e poi tra Orchi non ci si faceva caso.
Pochi secondi dopo la massiccia porta della baita era caduta, e su di essa, trionfante, c’era Trog.
Spezzare, distruggere, sfondare, abbattere, tutte cose che Trog sapeva fare proprio bene, proprio come un Troll. "Hmm! Dovrò controllare il suo albero genealogico quando sarò tornato a Ragnarok, non si sa mai".
Se mai fosse tornato.
Scacciò quel triste pensiero e tornò alla realtà, impugnò il martello e si diresse all'interno dell'abitazione.

2.

Un fuoco scoppiettava rassicurante in un camino di pietra nera, e li, visione che per poco non gli costò un mancamento si stava rosolando un bel maiale.
Eppure c’era qualcosa che non quadrava.
Kraag fece lavorare velocemente il suo cervello orchesco, pratica ormai da tempo abbandonata (odiava sentir sudare le meningi) e finalmente capì.
Un po’ discosta dal fuoco c'era un'imponente sedia di legno, che cigolava lamentosamente. "Salve" disse una voce.
Era una voce strana, cupa e armoniosa al tempo stesso "Non restate così impalati sulla soglia; se volevate entrare di soppiatto mi duole dirvelo ma avete sbagliato tattica. Dopotutto l'avevo previsto che avrei avuto visite quest’oggi. Un po’ impetuosetti in verità! Non potevate bussare?" Trog si rivolse verso Kraag con uno dei suoi migliori sorrisetti idioti stampati sul grugno, mettendo in bella mostra tutte le sue zanne gialle...Kraag lo ignorò con la forza della disperazione e fece viaggiare il suo sguardo dalla sedia al maiale, e poi nuovamente alla sedia.
Dalle tenebre spuntò una donna, un’Umana di mezz'età, ma già tra i suoi capelli corvini si potevano intravedere delle ciocche bianche.
"State posando per una scultura? -Complesso di Orchi in procinto di stramazzare dall’inedia-. Bel titolo eh? Forza favorite, io non mangio carne". "Mai invito sarà più chiaro di questo!" pensò Kraag e insieme con gli altri seguì a ruota Trog, che già da tempo si era lanciato alla carica con un flebile "Se Magna!".
Dopo essersi riempito la pancia con tutto ciò che poteva contenere si rivolse alla donna che guardava, non senza una punta di ribrezzo, quell'accozzaglia di bestioni che ancora si stavano rimpinzando.
"Come sapevi che saremmo passati nelle vicinanze donna? Hai poteri occulti?" "In un certo qual modo" rispose svogliatamente l'Umana. "Allora sei un'amica dei Silvani!" esclamò ringhiando Kraag, che ormai era abituato ad associare le parole 'magia' e 'frecce' con Elfi.
I dodici Orchi sollevarono per un attimo la testa dal loro pantagruelico pasto, per poi rituffarcela visto che non c'erano problemi.
"Calma, calma non ti scaldare, odio gli Elfi almeno quanto gli odi tu. Comunque non ci siamo ancora presentati: io mi chiamo Kreena e, bé l’avrete capito, vivo qui". "Kraag Grondbearer di Ragnarok, quinta compagnia, secondo battaglione" "Che cretino!" pensò, ma dopo tutto quello era l'unico modo decente che gli avevano insegnato per far sapere il suo nome.
Degli altri, troppo impegnati a sfamarsi, solo Trog bofonchiò qualcosa, ma talmente confusa che ne uscì un "Tromfburble" indecifrabile.
"Agli ordini!" Esclamò sarcasticamente Kreena "Ah, se avete sete potete trovare qualche botte di birra in cantina" "Grazie!" disse (o meglio tentò di dire) Trog mentre si slanciava verso la porta indicata dalla donna.
Mentre la compagnia, dopo aver divorato la carne passava alle ossa, Kraag chiese "Con le tue arti magiche sei forse in grado di dirmi dove sia il nostro esercito regolare?" "Regolare?!? Voi Orchi avete davvero qualcosa di regolare?!?" esclamò Kreena, genuinamente sorpresa "Mfgrrr!" mugugnò Kraag, trattenendo a stento un ruggito "Intendo i tre battaglioni e i millecinquecento ausiliari Troll che sono con il principe Vorkungaaar!" "Va bene, va bene, non ti esasperare, vedo cosa posso fare" poi, dopo un attimo di riflessione "Si, si, diciamo che posso scoprire che fine hanno fatto e, a grandi linee, dove sono" "Lo Leggerai nelle ossa donna?" Chiese Kraag "Ossa? siete ancora a questi livelli su a Ragnarok?!? E anche se usassi questi metodi antiquati non vedo in cosa potrei Leggere!" disse lei, indicando alle spalle di Kraag.
l'Orco si girò e vide la sua compagnia, Trog primo fra tutti, intenta a sgranocchiare ciò che rimaneva delle ossa del maiale, e ammise a se stesso che nemmeno lui avrebbe potuto trarre un mezzo responso decente da quello sfacelo.
Ma, quale Grondbearer, e quindi capo religioso della sua comunità, si sentì punto nell'orgoglio e disse tra i denti "Non sono metodi antiquati! Anche gli uomini delle Badlands li usano!" "I barbari delle Badlands..." sottolineò Kreena sempre additando la compagnia di Kraag che, ormai spazzolato tutto, era intenta a contendersi un grosso femore "...ne sanno di magia quanto voi Orchi di galateo!"
Poi, visto che Kraag aveva rinunciato a replicare, disse più gentilmente "Seguimi; con tutta questa confusione non riuscirei ad effettuare neanche il più elementare degli incantesimi".
Dopo aver salito una scala di legno Kraag, sempre seguendo la donna, entrò in una strana camera circolare. Lungo le pareti, sopra a degli scaffali, e addirittura per terra c'erano mucchi di oggetti posati alla rinfusa: barattoli pieni e vuoti, un gufo impagliato, una decina di teschi ammonticchiati, tra i quali, con un brivido, gli parve di riconoscerne uno orchesco.
Al centro del pavimento spiccava il bianco disegno di un pentacolo.
Senza dir niente la Strega iniziò a frugare in uno dei tanti mucchi che riempivano la stanza, ed infine ne trasse un piccolo braciere di bronzo.
Dopo averlo posto sul pentacolo vi versò sopra una polvere bluastra, presa da un sacchetto di cuoio che portava alla cintola, alla quale poi diede fuoco.
Il braciere iniziò ad emettere un fumo verdognolo che sapeva vagamente di incenso.
Kreena serro le palpebre, inspirò più volte, e quindi le riaprì.
Kraag sussultò: gli occhi della donna erano dilatati e stranamente luminescenti.
Essendo Kraag "Grondbearer" si può erroneamente supporre che avesse un minimo di dimestichezza con gli incantesimi, ma in realtà egli avrebbe preferito essere un veterano, e in realtà di magia, esclusa qualche banale formula di guarigione e la tanto celebrata Arte di Imporre il Silenzio (che tra gli Orchi non poteva che essere un grande incantesimo), lui ne sapeva poco o niente.
Riscuotendosi dalla paura l'Orco infine chiese con voce ferma "Ora, donna, dimmi dov’è il principe Vorkungar".
"Vorkungar è morto" disse Kreena con voce inespressiva e metallica "e dei seimila guerrieri che erano con lui solo seicento torneranno a Ragnarok a raccontare come vennero vinti dagli Elfi".
Kraag incominciò a balbettare e ad emettere suoni privi di significato, il che è più che normale per un Orco, ma non quando lo fa in falsetto.
"Co-co-cosa?? M-m-morto??! S-s-seicento??!! Sacro Garm!!!" Ma ormai Kreena, nuovamente abbassate le palpebre, non poteva più sentirlo.
Poco dopo ella riaprì gli occhi.
"Che ho detto?" chiese con semplicità. "Morto! Morti !" Ululò con costernazione Kraag. "Ah, ho detto così? Sai com'è, è difficile ricordarsi quello che si dice durante la trance. D'altro canto lo supponevo che...ehi, non fare così!".
Kraag Grondbearer di Ragnarok, quinta compagnia, secondo battaglione, con la testa tra le mani, piangeva, piangeva per il suo principe, piangeva per i suoi compagni morti, e piangeva per la sua vita, che ora non aveva più alcun senso.
"Non è vero che la tua vita non ha più senso" disse Kreena con voce ferma.
Quella Strega sapeva anche leggere nel pensiero! Si disse Kraag, e in un attimo di lucidità pensò se non era il caso di frantumare il cranio di quell'insignificante creatura; tra gli Orchi era normale sfogarsi su qualcuno di innocente per qualcosa che andava storto, e visto che non aveva sottomano Trog...
Ma invece non lo fece, perchè ora, guardando negli occhi della donna scoppiò in lui qualcosa che era nato da quando l'aveva vista, e che era rimasto celato sino ad allora; qualcosa più forte di tutti gli orsi delle Badlands, più pungente di tutte le frecce dei Silvani.
"Lo pensi davvero, davvero donna ?" "Lo penso davvero Kraag; e poi abbiamo molto, molto tempo per discuterne, mancano ancora diverse ore all'alba".
"Molto tempo..." ripetè meccanicamente Kraag.

3.

Kraag si svegliò il mattino seguente, o se si vuole essere più precisi venne svegliato dalle urla e dalle bestemmie della sua compagnia che si preparava a partire, e unendo la sua voce al coro di imprecazioni si rivestì e scese le scale massaggiandosi la schiena.
Lo spettacolo che gli si presentò era notevole : Trog che lanciava ordini a destra e a manca e un andirivieni di Orchi dallo scantinato, a quanto pare finalizzato ad ammassare viveri al centro della stanza.
"Buongiorno signore ! Come lei può vedere mi sto dando da fare per prendere qualche provvista per il viaggio" disse gongolando Trog, indicando il titanico mucchio di carne salata, salsicce e barilotti che giaceva dietro di lui. "Mi sono anche permesso di curare i feriti, c’erano un sacco di balsami nella cantina !" E Trog indicò un gruppo di mummie che si dimostrarono poi, solo dopo un attento esame, i feriti del giorno addietro. "Ho provveduto personalmente" disse Trog "Vedo!" rabbrividì Kraag.
"Aaaaaargh!" scoppiò un urlo dietro le loro spalle. Kreena, in una splendida vestaglia turchina stava osservando con gli occhi sbarrati la montagna di vivande "Le mie provviste per l’inverno !" e poi, sempre più costernata, rivolgendosi a Trog "E cos’è che hai detto prima ?.... Auggh!" Ululò "i miei unguentiii! Stupido bestione verde dal cervello di lombrico, rimetti tutto a posto suuuubito!"
"Che faccio signore? La elimino?" Chiese Trog a Kraag, ignorandola completamente "No Trog, no! Posa quella mazza!" E poi con voce imperiosa "Fa come ti dice!".
"Ah, va bene" disse Trog deluso ; Rompere una testa di prima mattina gli sarebbe piaciuto, e poi, lanciando un ultimo, sconsolato sguardo al mucchio di cibo urlò "Riportate tutto di sotto!" Ci furono proteste, ma Trog appioppò qualche mazzata in giro e tutto si calmò.
"Bè signore, comunque siamo pronti, è tutto apposto per partire, e se non possiamo portarci dietro da mangiare vorrà dire che foraggeremo lungo il cammino e..." "Trog?" "Si signore?" "Io resto qui".
"Uh ?" Poi, realizzato il concetto "Coosa ? Lei non può abbandonarci proprio ora signore! Proprio ora che ce l’abbiamo fatta!" E si accucciò piagnucolando ai suoi piedi ripetendo sommessamente tra le lacrime "Non ci lasci!...Non ci lasci!"
Kraag venne allora colto da un sentimento strano e sgradevole, sconosciuto alla maggior parte degli Orchi, ma lo ricacciò nei recessi della sua anima, dal quale era venuto.
"Alzati, capitano Trog"
"Eh?" disse Trog stupefatto, smettendo finalmente di frignare e rialzandosi "C..capitano? Io, lo stupido Trog capitano?" "Si amico, io mi ritiro, e passo a te il comando" e così dicendo Kraag si staccò la croce di ferro che aveva sul suo elmo crestato e la porse a Trog. L’Orco la guardò a lungo e poi, con reverenza, la prese e se l’appuntò alla scagliosa corazza. Seguirono alcuni minuti di silenzio, e alla fine Trog, accertatosi che non fosse tutto un sogno, scoppiò "Yuppyy! Sono un capitano! Sono un capitano! Non più -Trog fa questo! Trog fa quello!- Sono un capitano !" e incominciò a saltare di qua e di là per la stanza calpestando le vivande con grande disappunto di Kreena, che dopo aver cacciato un altro strillo, si voltò e risalì le scale con rassegnazione.
"e..Trog ?" "Si Signore?" "Il mio ultimo ordine da comandante è che tu e la mia compagnia... la tua compagnia, facciate ritorno a Ragnarok a riferire.... che è tutto sotto controllo" "Ah si?" "Indubbiamente....ma tu limitati a riferire il messaggio!"
"Agli ordini!" Esclamò Trog, e poi "Compagnia, radunatevi!"
Gli Orchi che avevano finito di mettere a posto le provviste, o meglio, dopo che Trog ci aveva ballato sopra, quel che ne restava, accorsero come era stato insegnato loro sin da piccoli e uscirono fuori dall’edificio, dove Kraag e Trog, erano appena usciti.
La notizia della sostituzione di comandante venne accolta con indifferenza dai più, mentre alcuni che erano particolarmente affezionati a Kraag, o che conoscevano particolarmente bene Trog, lanciarono sguardi di rammarico e preoccupazione, ma pian piano si calmarono. Poi, sotto lo sguardo altero di Trog, si misero ordinatamente in fila, e i feriti, che a causa delle medicazioni del neo-capitano ci vedevano poco, un po’ meno ordinatamente. Imbracciati gli scudi e impugnate le armi all’ordine "March!" iniziarono a procedere goffamente verso nord cantando una delle loro cupe canzoni guerresche.
Kraag salutò con la mano, rispondendo a Trog che si sbracciava gioiosamente in capo alla piccola fila di armati.
Era una bella giornata, ed il sole aveva ormai vinto la sua battaglia contro le nubi, e la fredda bellezza della foresta di Barrasin, così estranea a Kraag, abituato ai massicci bastioni di pietra nera e alle scure caverne di Ragnarok, incantava anche lui.
"Ya-hey! Ya-harry hey!" Le ultime grida della canzone ed il clangore della truppa condannata si persero in lontananza.
Bene, pensò Kraag, con un comandante come Trog non usciranno mai vivi dalla foresta incantata ; la sua diserzione non sarebbe mai stata scoperta.
Lanciò un ultimo sguardo alla compagnia, la sua compagnia, nel quale c’era (o non c’era?) un’ombra di rimpianto.
No, quella ora era la compagnia di Trog si disse, e poi si volto e ritornò nella casa, la sua casa, accarezzando il maglio nero che gli pendeva al fianco.

Gioal C.M. Canestrelli

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