UNA NOTTE

DI MAURIZIO BERTINO

 

Il rumore arrivò dall’alto. Un miagolio, intenso. Un gattino nero guardava verso il basso sporgendo la testa oltre le sbarre di una terrazza. La strada era vuota, i lampioni illuminavano i mucchi di neve raccolti sui bordi. Era quasi mezzanotte. Continuò a camminare, mani in tasca, collo coperto dalla sciarpa. "Che strana notte", pensò. Un cane abbaiò, lontano. Cominciò a cadere, leggera, la neve.

Molte finestre erano ancora illuminate. "Già", pensò, "staranno guardando tutti la tv". C’era in programma l’ennesima puntata di... non lo ricordava. Passò davanti ad un bar, chiuso. D’altronde a che pro tenere aperto se non c’era nessuno che ci andasse. I ragazzi ora preferivano incontrarsi tramite quelle nuove macchine mentali, le virtuali o cos’altro; con quelle potevano viaggiare, con la mente... e poi... era la moda.

Continuò a camminare. Guardò in alto. Quante stelle, quanto sembravano distanti. Eppure erano riusciti a raggiungere anche quelle. Incredibile la tecnologia.

Arrivò davanti ad una vecchia scuola, la porta sfondata, i vetri rotti. Immaginò i ragazzi che una volta, tempo fa, si riunivano li, in quel cortile, ogni giorno. Si strinse il berretto sulla testa. Il vento cominciò a soffiare pigro, lui ricominciò a camminare lentamente.

Aveva letto qualcosa su quel giorno, su quella notte. Significava qualcosa, era importante per i suoi antenati. Non ricordava.

L’aria era fredda, ma non aveva voglia di rientrare, non ancora. Un suono assordante da una casa illuminata. Si allontanò. "Stereo a tutto volume", pensò.

La chiesa, vecchio manufatto del passato. Non era illuminata, vuota. Silenziosa. Dalla punta della collina guardò le case del paese, tutte abitate, separate dalle vuote strade. Solitudine. Cominciò a scendere lungo il declivio. "Che strana notte", pensò, "eppure il 24 Dicembre dovrebbe ricordarmi qualcosa". Mezzanotte. La campana della chiesa suonò. Nessuno la sentì, in paese. DLIN, DLIN. Un rumore sopra lui. Qualcosa volava nel cielo, trainato da renne e guidato da un omone con la barba. "Eh... la tecnica", pensò.

Il gattino continuava a miagolare dall’alto della terrazza, la neve a cadere, il venticello a soffiare... Il bar era sempre vuoto.

Rientrò in casa.

 

FINE