Editrice Nord

Capitolo d'esempio

Autore: Vernor Vinge
Titolo: Il vero nome

Premessa 


Letto oggi, dopo l'inizio del nuovo millennio, a vent'anni di distanza dalla sua pubblicazione, può forse sembrare che Il vero nome abbia poche altre novità da offrire alla fantascienza, o alla scienza e alla tecnologia. Ma questo non è vero. Quando quest'opera fu scritta, il termine "cyberspazio" non esisteva neppure nei sogni di qualcuno (lo coniò più tardi William Gibson). Vinge, con questo singolo romanzo breve, cambiò per sempre il panorama della fantascienza introducendo la nozione di realtà virtuale, in un modo utilizzabile, che poi altri scrittori espansero ma senza mai modificarne l'essenza. 
Il cinema e la televisione hanno esplorato la visione del cyberspazio descritta in questo romanzo. Altri scrittori sono partiti dalle idee di Vinge per creare qualcosa di nuovo e diverso da tutto ciò che era stato fatto prima.
Come può essere riuscito Vernor Vinge a costruire una visione così unica, fresca e vitale? Parte della risposta può essere nel modo in cui Vinge ha appreso la teoria dei computer. Già docente in matematica prima di cominciare a studiare scienza dei computer, imparò molto leggendo tutto ciò che c'era da leggere ma, come scrive nell'introduzione che segue, i computer lo affascinavano già al tempo della sua adolescenza. Quando infine si dedicò pienamente allo studio di questa materia, era già pronto a incasellare quelle cognizioni secondo una visione matura e globale. 
Ma la freschezza di questo romanzo deriva dall'immaginazione di Vinge. In altre sue opere, come Universo Incostante e Quando la Luce Tornerà, Vinge ha portato il lettore all'altro capo della galassia, e su strani e fantastici mondi. Qui lo porta all'interno, nel regno concettuale del cyberspazio, che lui battezza l'Altro Piano, e dove vive la "nuova era della magia". 



INTRODUZIONE 
di Vernor Vinge 



Scrivo questa introduzione quando sono trascorsi quasi vent'anni dalla prima stesura di True Names. Vedendolo oggi, lo considero uno dei più facili progetti a cui mi sia mai dedicato. Credo che ci siano diverse ragioni per questo. Io andai al college quando ancora non esistevano i computer... be' non proprio, però i miei giorni al college sono così lontani dall'attuale esplosione dell'elettronica che possiamo dire così. Nel 1960 i computer esistevano, ma per quanto ne so, non c'erano ancora università che vi dedicassero una facoltà. È un periodo così lontano che i servizi computerizzati usati oggi nella società e nel mondo del lavoro erano del tutto inimmaginabili... e questa è una confessione terribile, per uno scrittore di fantascienza. 
Già assai prima del 1960, tuttavia, un'applicazione dei computer era stata immaginata, e questa giace ancora nel nostro futuro: macchine intelligenti, e soprattutto macchine più intelligenti dell'uomo. Fu questo ad attrarre la mia attenzione. Dal 1960 in poi, la tecnologia dei computer si unì ai viaggi spaziali come primo argomento delle mie speculazioni. 
Tuttavia, al college non seguii mai corsi che riguardassero i computer. A volte mi chiedo se quest'ignoranza fu un vantaggio, poiché mi salvò dall'addentrarmi nelle materie che in seguito si rivelarono inutili in questo campo di studi. Dopotutto, io immaginavo di sapere dove alla fine le cose si sarebbero dirette!
Ma nel 1979 ne sapevo di più sull'argomento. Nel 1979 insegnavo scienza dei computer alla San Diego State University già da diversi anni, e facevo molto di quello che oggi viene chiamato tele-lavoro. Una notte stavo lavorando a casa mia, collegato al computer principale della SDSU (Un PDP-11/45 col sistema operativo RSTS, che aveva circa la potenza della telecamera digitale che oggi ho sulla scrivania). Come al solito io esploravo attorno in modo anonimo; non c'era alcun bisogno che tutto il mondo sapesse che io operavo su quella macchina. Ogni tanto davo un'occhiata agli altri utenti, o questi emergevano alla superficie sul mio schermo. All'improvviso fui avvicinato da un altro utente col Programma Vocale, che per qualche ragione avevo lasciato acceso. Il parlatore si presentò con un nome improbabile, e io gli risposi dandone uno consimile. Per un poco chiacchierammo, ciascuno cercando d'immaginare il vero nome dell'altro. Alla fine io ne ebbi abbastanza e dissi all'altra persona che dovevo interrompere... perché io ero in realtà una persona simulata, e se avessi continuato a parlare avrei rivelato di avere una natura artificiale. 
Più tardi mi resi conto di aver vissuto una storia di fantascienza, almeno secondo gli standard della mia infanzia. Per alcuni anni (soprattutto dopo aver letto I Maghi di Earthsea di Ursula K. Le Guin) io ebbi l'idea che i "veri nomi" della fantasy fossero come i numeri d'identità in un immenso database. A quel punto seppi in che modo questo poteva essere trasformato in un racconto. 
Era l'estate del 1979. True Names è il primo racconto che io abbia scritto con un word processor: un editor TECO che girava su un Heathkit LSI 11/03. Per me, l'ambiente della scrittura su computer era il paradiso in Terra! (E negli anni seguenti passai da un RT-11 con floppydisk da 8 pollici, agli IBM coi drive da 5, 25, e al mio primo hard disk... la forma originale del manoscritto, in linguaggio-macchina, andò perduta. Ahimè.) Mandai il manoscritto in lettura a diversi editori, ovviamente su carta. Jim Frenkel suggerì che lo allungassi, soprattutto per avere più azione dopo la battaglia col Postino e fornire uno scioglimento più soddisfacente. Completai la nuova stesura nel 1980, e il prodotto fu la storia che oggi avete qui. Dell pubblicò True Names nel 1981 come prima metà di un volume doppio (l'altra metà era Nightflyers di George R. R. Martin) illustrato da Jack Gaughan. 
Negli anni dopo la pubblicazione, True Names fu in stampa altre volte. La collana Bluejay Books di Jim Frenkel ne fece un'edizione illustrata da Bob Walters, con un commento finale di Marvin Minsky; Jim Baen pubblicò il racconto in una collezione di altre mie opere brevi. True Names and Other Dangers. E in seguito fu pubblicato ancora in Visions of Wonder di Hartwell e Wolf. Questo continuo apparire del romanzo in diverse antologie è stato frustrante per alcuni lettori, e lo è stato certamente anche per me. Parte del problema è che True Names è lungo trentamila parole, troppo breve per essere pubblicato da solo, e troppo lungo per le necessità della maggior parte delle antologie. 
Col passar degli anni, mi sono scoperto interessato alla reazione dei lettori a True Names. Ho un'amica ben informata che lo lesse nel 1980. A quell'epoca le piacque, ma pensò che la storia era un poco "fuori dalla realtà". Diversi anni dopo le capitò di rileggerlo, e continuò a non dispiacerle, con la differenza che ora le sembrava molto meno radicale. Nel corso degli anni '80 l'idea del racconto apparve in diversi altri posti. Alla fine degli anni '80 c'erano degli show televisivi che presentavano questo genere di idee. Nei primi anni '90 notai un altro tipo di interesse, non ispirato dagli aspetti di Internet presenti nella storia bensì dagli spiriti e dai guardiani autonomi che abitano l'Altro Piano. Questo soprattutto perché cose del genere cominciavano a esistere davvero (e la cosa è molto più impressionante che nella fantascienza!). 
Ho anche cercato dei precedenti a True Names. Potrei nominare The King Who Die di Poul Anderson (1962) e Shockwave Rider di John Brunner (1975). Negli ultimi anni '70 credo che esistesse un gioco di ruolo interattivo fatto per girare su una rete di computer (e sarei grato se qualcuno potesse informarmi meglio in proposito). E naturalmente ci sono l'incredibile saggio di Vannevar Bush As We May Think (1945) e il sistema Xanadu di Theodor Nelson (1965). 
La maggior parte degli aspetti migliori di True Names sono nati senza che io me ne accorgessi mentre lavoravo alla storia. Altri sono emersi dalle pressioni che la trama faceva su di me. La forma del network mi è stata ispirata dall'interazione col computer della SDSU. 
Partire da questo e arrivare alle possibili conseguenze è stato facile. 
Alcune cose in True Names sono soltanto dei fatti casuali indovinati. Per esempio, i vandali usano connessioni a "cinquemila baud" dalle apparecchiature di casa loro. Il "baud" era solo un uso sbagliato del gergo tecnico. Avrei dovuto dire "bit al secondo". Ma cinquemila bit al secondo è tecnicamente corretto, anche se nel 1999 molti utenti hanno migliori connessioni alla Rete. Questi collegamenti casalinghi in True Names sono molto più larghi, ma mi sembrava che canali nascosti, non rintracciabili, dovessero essere piccoli al confronto, per via di tutto il camuffamento che occorre per nascondere le tracce degli utenti. È stato questo basso indice di bit a indurmi a mettere la responsabilità di generare immagini all'estremità dell'utente (il "Portale EEG" mediato dall'immaginazione dell'utente). È stato affascinante, alla Hackers di parecchi anni più tardi, parlare con Chip Morningstar e Randy Farmer di ciò che avevano fatto con Habitat. Chip e Randy avevano agito realmente in quel modo, usando collegamenti a 300 bit al secondo e un protocollo che evocava frammenti d'immagine immagazzinati nel disco dell'utente locale. 
L'ambiente degli utenti dell'era di Internet, nel 1999, non è certo altrettanto magico di quello di True Names, che si svolge nel 2014. Ma scrivendo la storia la magia era dovunque io guardavo. Il concetto dei "veri nomi" fa parte della Fantasy, e mi parve un ottimo spunto per descrivere l'importanza dei nomi veri in un ambiente di network. Anche in una seria programmazione commerciale le metafore magiche sono molto comuni, in parte per divertimento, in parte perché forniscono un'utile terminologia a cui allacciare i ragionamenti. È interessante notare che c'è perfino un razionale riemergere della superstizione. Pochissime persone oggi credono che se uno rovescia il sale deve poi, per evitare che gli accada una disgrazia, gettarsene un pizzico dietro le spalle. Ma scommetto che quasi ogni utente di computer agisce in base a correlazioni del tutto prive di fondamento logico. Per esempio, un utente scrive: "Il complesso programma con cui lavoro va spesso in stallo quando apro una finestra-calendario in questa applicazione"... e di conseguenza evita di guardare il calendario quando opera con quel suo programma complesso. Prima dei computer, le cose si muovevano così lentamente che queste correlazioni potevano essere controllate e verificate, e condurre a intuizioni logiche. Coi programmi per computer, le cose sono molto complicate e inter-collegate, e la maggior parte delle volte noi non andiamo oltre lo stadio della superstizione nell'analizzare le coincidenze. 
Così la terminologia della magia si adatta a certe cose che accadono con la programmazione reale. E naturalmente, le immagini magiche erano un utensile già pronto per me, come autore, per le descrizioni dell'Altro Piano. Ci sono molti spunti ironici che nascono dalla magia, e da ciò che rappresenta nel mondo reale. In effetti questi spunti ironici potrebbero essere la prima ragione che mi ha reso facile scrivere la storia. La metafora magica è stata una guida importante nella scelta dei termini (per esempio i "veri nomi"). Ma perfino una buona metafora vi taglia fuori da altre intuizioni, e io ho finito per fornire un ottimo esempio del concetto di Mark Twain secondo il quale "la differenza fra un mondo giusto e un mondo quasi giusto, è la differenza che c'è fra un fulmine e una lucciola". 
Uno degli elementi centrali di True Names è il fatto che una rete globale di computer sia una specie di "luogo" per i suoi utenti. Io avevo bisogno di una parola per quel luogo, e la migliore che mi venne in mente fu "l'Altro Piano". Ahimè, questa è una lucciola a paragone del fulmine di "cyberspazio". (Heh, heh, però c'è ancora qualche speranza per il termine "l'Altro Piano"... la gente che lavora sull'ipotesi di trarre un film da True Names quando parla dice "essere sul TOP", ovvero su The Other Plane). Alla lunga, io penso che gli abitanti (utenti) del cyberspazio adatteranno diverse metafore per trattare con ciò che troveranno là, e su come essi vi accedono. Nella Postfazione, Marvin Minsky chiarisce queste idee meglio di quanto possa farlo io. 
La pubblicazione di True Names mi ha rivelato un nuovo vantaggio per chi scrive fantascienza. Nel 1982 la rivista Omni volle mandare alcuni scrittori di SF alla conferenza dell'Associazione Americana per l'Intelligenza Artificiale (Jim Hogan, Fred Pohl, Bob Sheckley e io, come accadde). Là conobbi Marvin Minsky e Hans Moravec. Negli anni successivi Marvin mi invitò al MIT per incontri e conferenze. Fra il MIT Media Lab e Thinking Machine e Hackers e Aether Wire, ho avuto la grande opportunità di parlare con persone che fanno cose molto interessanti. Ho fatto loro delle domande, li ho ascoltati, e questo mi è servito d'ispirazione. 
In True Names ci sono certamente dei risvolti politici. La situazione politica di quell'epoca è un sottofondo molto intrusivo; la gente ci vive dentro. Molti problemi sono previsti - e molti di essi si sono già rivelati reali - ma io ho fornito assai poco in quanto a soluzioni. Una mia divertente predizione sbagliata (almeno, spero che sia sbagliata) è che per l'accesso alla Rete occorra una licenza: vedersi revocare la "licenza di operare" è l'effettiva fine di una carriera, come farsi sequestrare la patente di guida. L'idea è tipica di uno scrittore che non ha pensato a tutte le conseguenze. L'accesso alla Rete, al giorno d'oggi, è così multiforme e poco controllabile che occorrerebbe qualche strana e sorprendente novità per far diventare realistico il concetto di una licenza. Una legge del genere sarebbe più difficile da far rispettare delle leggi contro l'uso di droghe. 



CAPITOLO PRIMO



Nei tempi lontani in cui c'era-una-volta la fiabesca "Era della Magia", lo stregone considerava il suo vero nome fra le cose più preziose del mago, ma anche la più grave minaccia alla sua vita e al suo benessere, perché - così si diceva - se un nemico, anche debole e inesperto, fosse riuscito a scoprire il vero nome dello stregone, avrebbe potuto colpirlo e distruggerlo anche col più semplice degli incantesimi. Poi il tempo trascorse, venne l'Era della Ragione e infine la prima e la seconda rivoluzione industriale, e quelle arcaiche cognizioni furono screditate. Oggi sembra però che la Ruota abbia fatto un giro completo (anche se forse l'Era della Magia non c'è mai stata) e siamo tornati a preoccuparci di nuovo dei veri nomi. 
Il primo sospetto di Mr. Slippery (Mr. Inaffidabilità) che il suo Vero Nome fosse stato scoperto - e, quanto a questo, scoperto dal Grande Nemico - apparve sotto forma di due Lincoln nere in arrivo lungo la strada sterrata che partendo dalla Statale 29 attraversava l'umida boscaglia di pini. Stava piovigginando. Roger Pollack era occupato a zappare nel suo orto, come aveva fatto per tutta la mattina, per nulla disturbato dall'acquerugiola e dai tuoni fra le nuvole basse, e cercava di trovare la voglia di tornare in casa per fare un po' del lavoro vero che gli procurava denaro. Alzò gli occhi quando sentì il fruscio della ghiaia sotto le auto che lasciavano la statale. 
Trascorsero trenta secondi e i due veicoli sbucarono dalla boscaglia, venendo a fermarsi dietro e accanto alla Honda di Roger. Quattro individui corpulenti in completo nero e una donna dalla faccia dura ne scesero, e attraversarono l'orto fangoso sorpassando i cavoli a passi decisi. L'indifferenza con cui schiacciavano le pianticelle più tenere disse a Roger che quella non era una visita di cortesia. 
Roger si guardò attorno disperatamente e considerò l'idea di fuggire verso il bosco, ma gli altri s'erano allargati precludendogli ogni via di scampo. Mani robuste lo agguantarono e lo spinsero verso la casa. (Per fortuna la porta era aperta. Roger ebbe l'impressione che quelli l'avrebbero abbattuta, piuttosto di perdere tempo a cercare la chiave.) Fu gettato rudemente a sedere su una sedia. I due individui più robusti, di cui non si poteva dire che avessero l'aria da intellettuali, si piazzarono in piedi accanto a lui. Le sue proteste - quando finalmente ritrovò la voce - non ebbero alcuna risposta. La donna e un uomo anziano cominciarono a frugare fra le sue cose.
- Ehi, questo me lo ricordo, Al. È una scena di 1965. Vedi? - disse la donna, indicando uno degli olo-poster appesi alle pareti. 
L'uomo anziano annuì. - Te l'ho detto. Questo tipo ha scritto più videogiochi di tre agenzie messe insieme. Roger Pollack è considerato una specie di genio in quell'ambiente. 
Sono video-romanzi, accidenti a voi, non giochi! pensò Roger, irritato. A voce, disse: - Già, ma la maggior parte dei miei ammiratori non sono cafoni maleducati come voi. 
- La maggior parte dei tuoi ammiratori non sanno che tu sei un criminale, Pollack. 
- Criminale? Non le permetto di insultarmi così... e conosco i miei diritti. Voialtri gente dell'FBI o di cos'altro siete, dovete innanzitutto identificarvi. E poi ho diritto a una telefonata, e... 
La donna sorrise per la prima volta. Non fu un sorriso cordiale. Era sui trentacinque, con una faccia scolpita a colpi d'accetta e i capelli annodati in una singola treccia dietro la nuca, come li portavano nelle forze armate. I suoi occhi erano così freddi che Roger ebbe un brivido nella schiena. - Forse questo sarebbe vero, se noi fossimo dell'FBI, e se tu non fossi la spazzatura che sei. Ma questa è una visita del Ministero del Benessere, Pollack. E tu sei sospettato, per usare un eufemismo, d'interferenza con i mezzi della sopravvivenza nazionale e individuale. 
Parlava come uno di quegli asinini personaggi dei video educativi a cui ogni tanto gli capitava di lavorare, su contratto governativo. Solo che adesso non c'era niente di comico, e il gelo fra le sue scapole si allargò. Fuori, la pioggia si stava mescolando alla spessa nebbia che filtrava giù dalle umide colline della California Settentrionale. Di solito quel grigiore ovattato gli dava conforto, ma ora aggiungeva una cupa tetraggine alla situazione. Tuttavia, se c'era il modo di uscirne, lui non doveva lasciarsi abbattere. 
- Okay, così avete il permesso di andare in giro a tartassare gli innocenti cittadini, ma prima o poi vi accorgerete che io sono innocente, e allora il vostro Ministero scoprirà che non è nel suo interesse prendersela con la gente che lavora coi mass media. - E grazie a Dio ho messo al sicuro i miei file ieri sera. Con un po' di fortuna, tutto ciò che scopriranno sarà del vecchio materiale e dei video fuori mercato. 
- Tu non sei innocente, Pollack. Un cittadino onesto si accontenta di un computer come quello laggiù. - La donna indicò col capo il piccolo dataset dall'altra parte del soggiorno. Era un bis-bisnipote del vecchio CRT, con 300.000 colori e una risoluzione di 20 lpm. Si trattava di un apparecchio comune negli uffici governativi e nelle industrie più conservatrici. Sul modello di Pollack c'era però un visibile strato di polvere. La donna attraversò la stanza e frugò nei cassetti sotto il quadro-finestra. Il suo severo tailleur marrone metteva in evidenza gli angoli di un corpo ossuto. - Un cittadino onesto si accontenterebbe di un processore standard e di poche migliaia di megabyte di memoria rapida. - L'ultimo cassetto che aprì, quello centrale, sotto le piante di marijuana, mise allo scoperto cinquecento centimetri cubi di memoria ottica, ben allineati e collegati al cassetto accanto, che conteneva una CPU di corrispondente potenza. Erano molti, ma niente in confronto all'equipaggiamento che lui aveva sepolto sotto la casa. 
La donna andò in cucina e fece ritorno dopo qualche minuto. L'edificio era un tipico bungalow, non molto grande e facile da perquisire. Pollack aveva speso buona parte del suo denaro per quella terra e per i suoi... hobby. 
- E inoltre - continuò lei, con una nota di trionfo nella voce, - un cittadino onesto non ha nessun bisogno di uno di questi! - Aveva finalmente visto il Portale dell'Altro Mondo. Prese gli elettrodi e li agitò davanti alla faccia di Roger. 
- Sentite, nonostante ciò che potete pensare voialtri, non c'è niente d'illegale in questa attrezzatura. L'apparecchio a cui lei si riferisce è appena più potente di una comune interfaccia per i videogiochi. - Questa poteva essere una buona spiegazione, visto che lui era un noto autore di materiale di quel genere. 
L'uomo anziano ebbe un sorrisetto quasi di scusa. - Temo che Virginia abbia la tendenza a giocare al gatto col topo, Pollack. Vedi, noi sappiamo che nell'Altro Mondo tu sei Mr. Slippery. 
- Oh. 
Ci fu un lungo silenzio. Anche la donna chiamata Virginia tenne la bocca chiusa. Questa, naturalmente, era sempre stata la peggiore paura di Roger Pollack. Loro avevano scoperto il vero nome di Mr. Slippery, ed esso era il suo: Roger Andrew Pollack, TIN/SSAN 0959-34-2861. E nessun tentativo di rivoltare la frittata o programmi truccati o risorse robotiche avrebbero potuto proteggerlo da loro. 
- Come lo avete scoperto? 
Il quarto agente in completo nero, un giovanotto dall'aria del tecnico, disse: - Non è stato facile. Volevamo mettere le mani su qualcuno che fosse davvero bravo, non un qualsiasi vandalo... quello che la vostra congrega chiamerebbe un negromante. - Parlava come se conoscesse il gergo, ma quei termini uno avrebbe potuto trovarli anche sul giornale.
"Negli ultimi tre mesi, l'MdB ha cercato di scoprire l'identità di qualcuno come te, o Robin Hood, o Erythrina, o Slimey Limey. Non abbiamo avuto molta fortuna, finché ci è venuta l'idea di rigirare il problema e mettere sotto sorveglianza gli artisti e gli scrittori dei videogiochi. Ci voleva poco a immaginare che almeno una piccola frazione di loro fossero attratti dalle attività dei vandali. E loro avrebbero avuto il talento e la capacità di fare certe cose. I tuoi giochi di ruolo sono i migliori del mercato. 
Nella sua voce c'era una sincera ammirazione. Uno trova dei fan nei posti più strani. 
"Così tu sei stato uno dei primi su cui ci siamo messi al lavoro. Una volta confermati alcuni sospetti, era solo questione di tempo prima che trovassimo le prove. 
Era quello che lui aveva sempre temuto. Un negromante di successo non poteva permettersi di avere successo anche nel mondo reale. Era stato avido; entrambi i mondi gli piacevano troppo. 
L'agente più anziano fece seguito all'approccio quasi diffidente del giovane.
- In ogni caso, Pollack, credo che tu capisca che se il governo federale vuole concentrare tutte le sue risorse sulla cattura di un singolo vandalo, noi possiamo riuscirci. Il potere dei vandali viene dal loro numero, non da ciò che possono fare individualmente. 
Pollack represse un sorriso. Quella era una convinzione, se non una fede, comune negli ambienti governativi. Lui aveva messo il naso in abbastanza rapporti segreti da sapere che i federali ci credevano davvero, ma quella era tutt'altro che la verità. Lui non era neanche lontanamente astuto quanto certi altri come Erythrina. Lui poteva dedicare soltanto quindici o venti ore alla settimana alle attività della congrega. Alcuni degli altri dovevano vivere di rendita, tanto continua e completa era la loro presenza nell'Altro Piano. 
La polizia lo aveva individuato solo perché lui era relativamente facile da individuare. 
- Così, voi avete in programma per me qualcosa di diverso dalla prigione. Sbaglio? 
- Pollack, tu hai mai sentito nominare il Postino? 
- Vuol dire nell'Altro Piano? 
- Proprio così. Non si può dire che sia conosciuto nel mondo reale, almeno fin'ora. 
Per il momento mentire era inutile. Loro dovevano sapere che nessun membro di una congrega avrebbe mai dato il suo Vero Nome a un altro membro. Non c'era modo che lui potesse tradire uno degli altri... o così sperava. 
- Già. È il più strano dei robantropi. 
- Robantropi? 
- Robot-licantropi. Come i lupi mannari... mi spiego? Quelli non si mescolano con le congreghe. Si rifanno a una mitologia nuova di zecca, e quella degli umani che si trasformano in macchine sembra che gli si adatti meglio. Per me è troppo arida. 
"Questo Postino, per esempio, non usa mai la comunicazione in tempo reale. Se uno vuole qualcosa da lui, solitamente deve aspettare un giorno o due per ogni risposta... proprio come il vecchio servizio della Posta, con le lettere di carta. 
- Sì, l'individuo è lui. Voi cosa ne pensate di questo tipo? 
- Oh, da un paio d'anni noi sappiamo che esiste. Ma è così lento che per un po' abbiamo creduto che fosse un clown, o un semplice dataset. Ultimamente, però, ha fatto certe cose molto... - Roger tacque, ricordando con chi stava parlando. 
- Certe cose molto pericolose, eh, Pollack? - rientrò nella conversazione la donna poliziotto, Virginia. Sedette su una poltroncina girevole e la spinse verso di lui fino a toccare le ginocchia con le sue. Agitò un dito ammonitore. - Forse tu non sai quanto pericolose. Voialtri vandali avete causato enormi problemi alle registrazioni della Sicurezza Sociale, e Robin Hood ha tagliato del tre per cento le entrate dell'IRS, l'anno scorso. Tu e i tuoi colleghi siete una minaccia peggiore di qualsiasi nemico esterno. Eppure non siete niente, confronto a questo Postino. 
Roger restò interdetto qualche istante. Evidentemente lui aveva visto solo una piccola frazione degli scherzi del Postino. - Sembra che voi abbiate paura di lui - disse con calma. 
La faccia di Virginia cominciò ad assumere il colore del suo abito. Prima che potesse rispondere, l'agente anziano la precedette: - Sì, abbiamo paura. Abbiamo appena le risorse per stare dietro a ciò che fanno tutti i Robin Hood e i Mr. Slippery di questo mondo. Per fortuna, alla maggior parte dei vandali interessa solo il guadagno personale, o dimostrare la loro abilità. Loro capiscono che, se causano troppi guai, prima o poi saranno senza dubbio identificati. Noi sospettiamo che decine di migliaia di casi di evasione fiscale e di frodi ai danni dell'MdB, mai individuati, siano commessi da piccoli criminali forniti di semplici attrezzature, che hanno successo perché non rubano molto, magari si limitano ad alterare di una virgola il loro imponibile, e non sanno cosa farsene della notorietà che invece voialtri negromanti andate a cercare. Se non fosse per la loro meschina egoistica cautela, sarebbero una minaccia più grave dei terroristi nucleari. 
"Ma il Postino è diverso. Questo individuo sembra spinto da motivi ideologici, politici. È molto istruito, e molto potente. Il vandalismo non gli interessa o non gli basta; lui vuole il potere... - I federali non avevano idea da quanto tempo fosse in attività, supponevano da almeno un anno. E questa attività non sarebbe mai stata scoperta, se non fosse stato perché alcuni dipartimenti della Commissione Federale Contro le Estorsioni tenevano le copie dei loro documenti su carta. Erano state rilevate delle discrepanze nelle testimonianze e nelle sentenze della CFCE, e promosse delle inchieste; s'era così scoperto che i dati contenuti nei banchi-dati e negli archivi computerizzati non corrispondevano a quelli originali su carta. Erano state ordinate altre inchieste. Gli investigatori avevano avuto la conferma che molto materiale archiviato nei computer - buona parte di quello che si poteva riscontrare confrontandolo con l'originale su carta - era stato investito da qualcosa che non era un virus, programmi che apportavano modifiche non solo alle cifre ma anche ai resoconti. 
Per trent'anni il governo s'era basato su pianificazioni automatizzate, spostando sempre più materiale dai vecchi metodi di registrazione ai nuovi programmi di rappresentazione, che potevano lavorare direttamente sui database per distribuire risorse, assegnare fondi, suggerire la forma di nuove leggi, e progettare la strategia militare. 
L'attacco al potere era stato sottile, nascosto, e la sua reale estensione era ancora sconosciuta. Questo era ciò che faceva davvero paura. Non era neppure chiaro quali gruppi economici o politici, dentro la nazione (o addirittura fuori) stessero traendo un beneficio dalla modifica dell'interpretazione delle leggi federali, e dall'attribuzione di fondi e risorse. Il solo controllo possibile era sui moduli e sul materiale cartaceo dei dipartimenti più vecchi, e un buon trenta per cento di questi riscontri rivelava delle alterazioni. - ... il trenta per cento, Pollack, una percentuale che ci spaventa più di qualsiasi altra cosa. A una squadra di cento tecnici e avvocati occorrerebbero mesi per apportare le modifiche che abbiamo trovato. 
- E i militari? - Roger stava pensando allo Scudo Spaziale, e alle migliaia di missili puntati praticamente contro ogni nazione della Terra. Se Mr. Slippery avesse desiderato prendere il controllo del mondo, quello sarebbe stato il suo primo obiettivo. Non certo l'alterazione degli assegni della Sicurezza Sociale. 
- No. Nessuna penetrazione là. In effetti è stato un tentativo di infiltrazione... - L'agente anziano esitò, guardando Virginia, e Roger capì chi aveva il controllo politico di quell'operazione, - ... nella NSA a rivelarci che il colpevole era il Postino. Fino a quel momento era stato anonimo, del tutto privo dei manierismi maniacali che vediamo nei vandali a tempo pieno. Ma i militari e la NSA hanno i loro sistemi, e per quanto costosi e poco pratici in questo caso si sono rivelati utili. 
Roger annuì. La sua congrega stava alla larga dai militari, e specialmente dalla NSA. 
- Ma è riuscito a insinuarsi nell'MdB e nel Ministero della Giustizia con tale facilità, che c'è da pensare che sia stato solo una questione di fortuna se non ha avuto successo il suo primo tentativo con la NSA... ora credo di capire. Voi avete bisogno di aiuto. Voi sperate che qualche membro della congrega lavori su questa faccenda dall'interno. 
- Non è una speranza, Pollack - disse Virginia. - È una certezza. Dimentica la prigione. Noi potremmo farti finire dietro le sbarre per tutta la vita, con le prove che abbiamo della tua attività come Mr. Slippery, e anche se ti beccassi una condanna più lieve possiamo farti togliere la licenza di lavoro. E tu sai cosa significa questo. 
Non era una domanda, ma Roger conosceva la risposta: il novantotto per cento delle professioni, in una società moderna, richiedeva l'uso di un dataset. Senza la licenza lui non avrebbe più potuto lavorare... e questo lasciava solo la pensione, la prospettiva di invecchiare serenamente seduto in un appartamento a guardare la TV. Virginia sembrò vedere la sconfitta nei suoi occhi. 
- A dire la verità, io non sono sicura quanto Ray che tu sia così in gamba. Ma sei il migliore su cui abbiamo potuto mettere le mani. La NSA pensa che abbiamo una possibilità di scoprire la vera identità del Postino, se possiamo disporre di un infiltrato nella tua congrega. 
"Noi vogliamo che tu continui a partecipare alle riunioni della congrega, ma ora il tuo primo obiettivo non sarà il dolo; dovrai raccogliere informazioni sul Postino. Dovrai reclutare tutti gli aiutanti che puoi, senza rivelare che lavori per il governo... se qualcuno ti fa troppe domande, potrai raccontargli che sospetti che il Postino sia in realtà un agente o un gruppo di agenti governativi. Per quanto ne sappiamo, questa non è un'ipotesi del tutto campata in aria. Ovviamente, resterai in stretto contatto con noi, e ci offrirai la necessaria collaborazione in qualsiasi azione ti sarà richiesta. È tutto chiaro, Pollack? 
Lui trovò difficile sostenere il suo sguardo. Era la prima volta che veniva sottoposto a un ricatto. C'era qualcosa di... disumanizzante nell'essere usato in quel modo. - Sì - disse, infine. 
- Bene. - Lei si alzò. - Se ti dimostrerai efficiente, questa sarà l'ultima volta che ci vediamo di persona. 
Anche Roger si alzò. - E poi? Voglio dire, se voi sarete... uh, soddisfatti della mia collaborazione? 
Virginia sorrise, e lui seppe che la sua risposta non gli sarebbe piaciuta. - E poi, penseremo ai crimini che hai commesso. Se farai un buon lavoro, io non avrò obiezioni a lasciarti in possesso di un dataset standard, e magari qualcuno dei tuoi apparati di grafica interattiva. Ma sappi che, se non fosse per il Postino, aver scovato te basterebbe a farmi avere una promozione. Togliti dalla testa di poter continuare ad abusare del Sistema. 
Tre minuti più tardi, la coppia di sinistre Lincoln nere girarono su per la strada sterrata e s'allontanarono fra i pini. Roger rimase in piedi fuori dalla casa, sotto la pioggia, fin dopo che furono scomparse lungo la Statale 29. Era a malapena consapevole dell'acqua che gli scivolava dentro il colletto e giù per la schiena. D'un tratto alzò gli occhi, lasciando che la pioggia gli investisse la faccia, e si domandò se i federali erano così astuti da aver sfruttato quella giornata di maltempo. I satelliti spia militari potevano senza dubbio individuare le loro automobili, ma i satelliti civili a cui aveva accesso la sua congrega non potevano penetrare quelle nuvole. Anche se qualche membro della congrega fosse stato al corrente del Vero Nome di Mr. Slippery, nessuno avrebbe mai saputo che i federali gli avevano fatto una visita. 
Roger si voltò a guardare il suo orto. Non gli sembrava più molto importante. Cristo, guarda che differenza può fare un'ora, nella vita di un uomo.