Libri di recente o prossima pubblicazione
Gennaio 2003

(Le informazioni sono state fornite direttamente dalle case editrici o prelevate dalla quarta di copertina)

Fanucci Editore  

Autore Titolo Collana Codice Prezzo Pagine Traduzione
Angela Carter I buoni e i cattivi Collezione Immaginario 9 13,00 224 Simona Fefè

Il mondo futuro è sorretto da un severo ordine gerarchico controllato dalla casta dei Professori, depositari del sapere rimasto. Risiedono in villaggi fortificati nei quali custodiscono gelosamente l'ombra di una civiltà razionale. Il regno del caos, al di là dei loro campi ben coltivati, è dominato dai Barbari: nomadi razziatori, schiavi della superstizione, vittime del fato. Infine, a completare il quadro, la Gente di Fuori, bestiale e menomata, che non trova nessuna collocazione sociale.
Marianne è la figlia di un Professore e conduce un'esistenza noiosa e prevedibile in cima alla sua bianca torre. Un giorno un Barbaro in pericolo di vita cambia per sempre il suo destino: Marianne fugge con lui, per poi sposarlo e precipitare in un universo totalmente diverso da quello che conosce. Inizia cosí un viaggio nel mondo dei sensi, dei colori, degli odori, del contatto con le cose e con le passioni. In questo mondo Marianne cercherà di immaginare e realizzare una vita nuova. 

I buoni e i cattivi è la seconda opera inedita di Angela Carter pubblicata da Fanucci Editore, dopo La bottega dei giocattoli. Il romanzo, uscito in Gran Bretagna nel 1969, è tra i suoi lavori piú originali, una fiaba contemporanea ambientata in un futuro prossimo venturo, in un mondo post-apocalittico fantasioso ed esotico, sensuale e magico al tempo stesso.

"Angela Carter è stata una scrittrice dalla fantasia illimitata e una narratrice di immensa energia. Ha vissuto con naturalezza in un mondo onirico e fiabesco, ed è senza dubbio tra le autrici piú serie e originali della sua generazione" The Times

Mary Gentle Ash: una storia segreta - Libro quarto Libro d'Oro Fantasy 139 15,50 352 Nicola Gianni

Il romanzo che conclude la serie di Ash, la più importante opera fantasy degli ultimi anni

Esiste un medioevo a noi sconosciuto in cui nulla è come dovrebbe essere. Imperi ed eserciti, sovrani e guerrieri, magia e tecnologia, nazioni e rivalità, tutto è differente, tutto è possibile. In questo tempo occulto è vissuta Ash, la guerriera.

Ash è il caso fantasy di questi anni: una serie di quattro romanzi che si candida a diventare una pietra miliare della letteratura fantastica contemporanea, in grado di fondere la narrazione storica e l’invenzione speculativa, i dettagli minuti dell’epoca medievale e la profondità delle scoperte della cosmologia contemporanea, l’erudizione e l’avventura, il thriller e l’epica.

Vincitore nel 2001 del premio per il miglior romanzo della British Science Fiction Association Finalista del premio Arthur C. Clarke 2001

Alcuni preziosi documenti storici ci hanno tramandato le gesta di Ash, la guerriera, giovane capitano di una truppa di mercenari durante le guerre del tardo Medioevo, costretta a uccidere per la prima volta all’età di otto anni, sposata contro il suo volere a un uomo che la disprezza, ma che lei desidera. Uno studioso del XXI secolo, Pierce Ratcliff, ha però scoperto che non si tratta del Medioevo che conosciamo. È un mondo di Visigoti che occupano Cartagine con robot di ceramica, dominato da una religione del Cristo Verde, un mondo in cui Ash, come Giovanna d’Arco, sente delle voci che potrebbero venire da Dio o da una fonte molto piú strana, voci che le suggeriscono con precisione le strategie per vincere le sue battaglie…

Floria del Guiz, ex chirurgo del Leone Azzurro è diventata duchessa di Borgogna prendendo il posto sul trono del duca Carlo l'Intrepido. Il suo compito non è solo quello di far fronte all'assedio dei Visigoti, ma anche di mantenere intatta e immutata la realtà, prerogativa di ogni regnante di Borgogna. Ash, condottiera del Leone Azzurro, dovrà proteggere la sua vita, per evitare che le Macchine Impazzite, piramidi senzienti che fungono da eminenza grigia dell'impero cartaginese, riescano a eliminare l’unico ostacolo ai loro piani di sterminio del genere umano dalla faccia della terra. 

André Ruellan è nato nel 1922. Ha pubblicato quasi quaranta romanzi, la maggior parte firmati con lo pseudonimo di Kurt Steiner, tra cui Le disque rayé (1970) e il ciclo di Ortog (1960-1969, riedito da Laffont in un solo volume nel 1974). Chiamato da André Breton a entrare nel surrealismo, Ruellan ha partecipato in seguito al movimento Panique (con Roland Topor, Fernando Arrabal, Alexandro Jodorowsky). Nel 1963 ha vinto il Prix de l'Humour Noire con Manuel du savoir-mourir, illustrato da Topor. Nel 1985 ha ricevuto il Grand Prix de l'Imaginaire con Mémo (1984, riedito da Gallimard nel 2001).
Ruellan ha anche scritto sceneggiature per il cinema, tra cui Le Distrait con Pierre Richard e Les Chiens con Alain Jessua. Nel campo dei fumetti, per Jean Claude Forest (Barbarella), ha realizzato il poema che accompagna le avventure di Marie Mathématique, poi cantato da Serge Gainsbourg.
Teo Mora Storia del cinema dell'orrore vol. 3 Storia del cinema horror 3 18,00 384  

Terzo volume dal 1967 al 1978

Dopo oltre venti anni dalla prima pubblicazione esce la nuova edizione della Storia del cinema dell’orrore di Teo Mora, completamente aggiornata nei primi volumi e inedita nei successivi. La produzione horror dagli esordi del genere a oggi viene analizzata attraverso i singoli film, le case di produzione, i registi e gli interpreti, con uno sguardo globale e un approccio comparativo, che include film di tutto il mondo.
Il terzo volume affronta un periodo, quello tra il 1967 e il 1978, in cui si impongono la commistione e la contaminazione tra i generi, l’estendersi della produzione al di fuori del mondo anglosassone, l’affermarsi di registi innovativi e radicali come Brian De Palma, David Cronenberg, George Romero, Dario Argento, Mario Bava. Il volume analizza l’attività di alcune fondamentali case di produzione quali la Hammer e la AIP, introduce l’opera di Roy Ward Baker, le cinematografie di lingua spagnola, l’horror orientale ed europeo, con particolare attenzione per la realtà italiana. Completano l’opera le schede filmografiche e le biografie di attori, registi e sceneggiatori.

Alcuni temi:
L’opera di Roy Ward Baker
La produzione Hammer 1968-1976
La produzione AIP 1967-1975
La produzione statunitense 1967-1978
II cinema fantastico italiano
1967-1978 Il cinema filippino e cenni sulla produzione dell’Estremo Oriente
Il cinema fantastico spagnolo
L’internazionale del fantastico: Francia, Belgio, Germania, Canada, Sud Africa, Brasile, Argentina, Messico.

Philip K. Dick I giorni di Perky Pat e altre storie TIF Tascabile Immaginario Fanucci 14 6,00 256 Paolo Prezzavento

I giorni di Perky Pat e altre storie contiene otto racconti di Philip K. Dick scritti tra il 1953 e 1967, e propone un percorso nella sua narrativa breve in cui è possibile identificare molti argomenti e intuizioni dei successivi romanzi. Alcuni dei racconti qui presenti confermano che l'immaginazione di Dick si muove liberamente tra fantascienza, fantastico, realismo, spesso introducendo scarti di genere improvvisi, come è in "Piccola città", dove il ritratto psicologico di un pover'uomo, che si è chiuso nel suo mondo privato fatto di modellini ferroviari, si trasforma di colpo nell'evocazione di un incantesimo sovrannaturale che ha il potere di modificare la realtà circostante. E in "La Cosa-Padre" il motivo delle tensioni familiari che rendono infelice il piccolo protagonista esplode nella visione da incubo di un simulacro paterno che assomiglia a un baccello umano de L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel. E ancora in "I giorni di Perky Pat" la gara tra Barbie Dolls oppone due 'squadre' di superstiti dell'America desolata dell'Apocalisse nucleare, ormai ridotti a relitti umani, e anticipa le tematiche poi riprese in uno dei principali romanzi di Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch.

Contiene i racconti:
I giorni di Perky Pat
La macchina salvamusica
Piccola città
La Cosa-Padre
Foster, sei morto
Oh, essere un Blobel!
La fede dei nostri padri
Quel che dicono i morti