| Autore |
Domenico Gallo |
| Titolo |
La patria del ribelle e altri racconti degli anni Duemila |
| Editore |
Delos Books |
| Collana |
Fantascienza Resistente |
| Posizione |
4 |
| Prezzo |
17,00 € |
| Pagine |
192 |
| Ebook |
4,99 € |
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Un viaggio attraverso le pieghe della storia, tra Resistenza, fantascienza e utopia. Tutti i racconti di Domenico Gallo, volume secondo.
Domenico Gallo attraversa il Novecento e oltre con la sua scrittura ribelle, sospesa tra memoria e immaginazione. Dalla Guerra di Spagna alla Resistenza italiana, dai processi di Norimberga alle distopie cyberpunk, i suoi racconti, qui raccolti per la prima volta in un'antologia ragionata, danno voce agli ultimi, ai visionari, ai combattenti di ogni epoca.
Diciotto storie, scritte tra il 1981 e il 2015, divise in due volumi, uno per decennio, che spaziano dal realismo crudo all'avanguardia letteraria, con uno stile serrato e musicale che richiama il jazz di Coltrane e Miles Davis. Tra scenari post-apocalittici, città oscure e montagne innevate, Gallo ci conduce in un mondo dove la resistenza è una necessità, la memoria un atto politico e il futuro una sfida da conquistare.
Fantascienza resistente, impegno e lirismo si fondono in questa raccolta unica, per chi non smette di credere che un altro mondo sia possibile.
Con una nota bibliografica di Roberto Del Piano.
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La mia opinione (22/07/2026):
Prima di tutto vorrei parlare della prosa di questi racconti che mi ha colpito particolarmente: si sente la passione dell'autore per la poesia (che fra l'altro viene riproposta spesso all'interno delle varie storie), certi brani si possono leggere con piacere indipendentemente dalla trama della storia e può capitare di leggerli più volte prima per assaporarne il suono, il clima che creano, e poi per approfondirne il significato rendendo più "leggeri" anche i momenti più impegnati.
Passando ai contenuti il termine "Fantascienza resistente" mi sembra indicato visto che rappresenta il leit-motiv della maggior parte delle storie; probabilmente questa raccolta fornirà sensazioni diverse in base alle età dei suoi lettori che riconosceranno direttamente certe atmosfere oppure ne avranno soltanto sentito parlare ma difficilmente potrà lasciare indifferenti.
Forse ad un primo acchito potrà sembrare ormai superata quest'aria da guerre civili, contrapposizioni armate fra fascisti e comunisti o anarchici, fra destra e sinistra ma a ripensarci gli scenari oggi saranno ad un livello internazionale ma gli scontri ideologici presentano ancora tanti parallelismi con quelle lotte.
Una sensazione che ho provato è che l'autore voglia rappresentare una corrente che sente in un certo modo di aver perso la seconda guerra mondiale (a dir la verità in "Vedi la mia gente che non può morire" uno dei suoi personaggi, un ex partigiano, quando un segretario del PCI gli dice che ora il partito è legale prima non lo era risponde con ironia "... allora siamo andati in montagna per questo ? Non lo sapevo... Allora abbiamo vinto") o comunque che quello che ne è seguito non è quello in cui speravano molti di quegli ex combattenti.
Ecco allora, nel racconto che da il titolo alla raccolta cioè "La patria del ribelle", che un gruppo di anarchici organizza un attentato per uccidere in un colpo solo il Re, il generalissimo Franco, Starace, De Gasperi, Gentile ed altri importanti politici del nuovo governo e che, con le contemporanee azioni compiute dal Comitato di Liberazione, comporterebbe un primo piccolo passo verso un nuovo mondo che rappresenti i loro principi di libertà e giustizia che non ritrovano in quel governo visto come prosecuzione dell'era fascista.
Ma si respira anche tanta tristezza, come in "Il parco dei morti" con una Berlino abbandonata ed ora percorsa soltanto dai fantasmi di tutti i morti per le violenze subite in decenni di sopraffazioni, o come in "Negras Tormentas" dove è scoppiata la ribellione dei popoli che hanno subito il razzismo e gli stermini nei loro tentativi di raggiungere l'europa e dove il protagonista non può fare a meno di continuare ad amare la donna che non solo l'ha lasciato per un altro uomo "indegno" e razzista ma che arriva a tradirlo per raggiungere i loro malevoli scopi.
Personalmente un racconto che mi ha colpito è stato "Impossibile dormire qui": le guerriglie urbane, i ragazzi dissidenti, la soppressione violenta della polizia, gli scontri nelle università occupate fra fazioni opposte potranno sembrare esagerate ma mi hanno ricordato i miei primi anni all'università di Bologna. Ricordo che andavo nella mia facoltà all'inizio di via Irnerio dove c'erano alcuni carabinieri, con età media simile alla mia e sguardi incerti, incaricati di controllare l'ingresso impugnando il mitra alzato ad altezza uomo; a metà della strada, vicino alle sedi delle segreteria mucchi di due o tre metri di sanpietrini raccolti dagli studenti in rivolta togliendoli dalla pavimentazione e preparate per essere lanciate contro le cariche delle forze dell'ordine; per le strade sembrava normale vedere dei cassonetti dell'immondizia incendiati e i negozianti erano sempre pronti con le serrande per abbassarle appena si sentivano le urla "manifestazione" e guai per chi ritardava. Ricordo che ero passato nemmeno un'ora prima dalla strada dove, in uno scontro con le forze dell'ordine a seguito di disordini causati da una contestazione da parte di studenti della sinistra extraparlamentari di un'assemblea di Comunione e Liberazione, venne ucciso Francesco Lorusso: quella fu l'inizio della guerriglia dei giorni successivi.
Insomma una raccolta piena di spunti: ne ho tralasciati altri come il modo in cui viene vista la chiesa, o agenti la cui mente viene cancellata al termine di ogni missione perchè non possano ricordare quello che hanno fatto, o l'idea che tante piccole rivolte possano far crollare anche i giganti o virus per rendere sterili intere razze o hacker che vendono un software in grado di carpire password e codici segreti e che viene usato per introdursi nella banca dati dell'OMS rubando informazioni segrete su antibiotici di nuova generazione e generare poi un'epidemia che causa uno sterminio di massa, e tanto altro.
Alla fine però questa raccolta mi ha lasciato l'impressione che la storia dovrebbe o potrebbe insegnarci molto ma purtroppo l'essere umano è uno studente o incapace o che non ha voglia di impegnarsi a studiare è così non impara niente e continua a ripetere gli stessi errori.
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Domenico Gallo, fisico e bioingegnere, segue la fantascienza dagli anni Settanta. Ha partecipato ad alcuni collettivi che mescolano la fantascienza alla politica ed è stato attivista di Un’Ambigua Utopia. Ha collaborato con Antonio Caronia, con cui ha pubblicato Houdini e Faust. Breve storia del cyberpunk (Baldini e Castoldi) e La macchina della paranoia (una enciclopedia dedicata a Philip Dick, per Agenzia X). Ha pubblicato diversi racconti e collaborato a molte riviste come Pulp Libri, Robot, IF, Carmilla, Alphaville, Psiche, La Gola, Liberazione. Dirige la collana Fantascienza e Società per l’editore Mimesis. Al di fuori della fantascienza ha pubblicato un saggio sulla nascita della fisica quantistica, Il ribelle del pensiero (Mimesis) e ha curato con Italo Poma l’antologia Racconti della Resistenza (Sellerio). Sotto pseudonimo ha pubblicato romanzi, parodie, guide, vocabolari.
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